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sab 24 apr 2021
Ancora do volte...

“ANCORA DO VOLTE…”

foto Zotta


“In illo tempore”, anni ’80, a Borgo Valsugana si recitava nell’aula magna di palazzo Ceschi, in centro storico. Non c’era ancora il teatro del polo scolastico. Organizzava sempre con invidiabile puntualità la cara, e mai apprezzata abbastanza, Isa Fontana. Il posto non era adatto a fare teatro, anzi era stretto e scomodo, però ci si arrangiava e veniva sempre tanta gente. Facevamo “Teleroto”, ricordo, con i miei gloriosi “Spiazaroi”.
Lo spettacolo raccontava di una ipotetica tv privata dove ne succedevano di tutti i colori. Cose che allora facevano ridere, che poi purtroppo abbiamo visto realizzarsi sotto i nostri occhi con la gente rassegnata e ipnotizzata pecorescamente a cose ben peggiori, vedi “Grande fratello et similia”.
Ma veniamo al fatto.
In una scena uno degli attori, Ferdy Andreatta per l’esattezza, doveva fare la pubblicità alla carta igienica e con due rotoli a mo’ di binocolo, urlava slogan divertentissimi mentre usciva dalla tavoletta del water che era, lo ricorderò sempre, color azzurro cielo. Il momento era esilarante e la gente applaudiva la metafora nemmeno tanto occulta.
Accadde che quella sera a Borgo Valsugana era la terz’ultima replica della stagione, ne facemmo non so più quante in tutta la regione. “I Spiazaroi” allora spopolavano, ricordo botteghini presi d’assalto e scene isteriche, urla e spintoni: non ci pareva vero. Una sera, a questo proposito, qualcuno di noi stava per montarsi la testa ed esclamò senza crederci: “Sen come i Rolling Stones..!”
Allestendo il palco per la serata di Borgo Valsugana ci rendemmo conto che i due rotoli di scena erano malridotti e allora Mauro (lo scenografo - attore- attrezzista - aiuto regista – carpentiere e costumista) e il sottoscritto si incaricarono della missione “rotoli”. E’ vero, ci siamo detti, che mancano solo due repliche, Laives e Bolzano, ma quei due rotoli di carta igienica facevano proprio pietà. Scendemmo per andare al negozio non tanto distante per rimediare. Dicemmo alla commessa quello che volevamo e la ragazza prese dallo scaffale una confezione da due rotoli e la esibì chiedendo se era sufficiente o se invece volevamo quella da quattro. Mauro ed io ci guardammo e stringendomi nelle spalle pronunciai senza pensarci la famosa frase:
“Credo che basta, la fén ancor do volte a Bolzan e a Laives…!”
La ragazza rimase un attimo bloccata passando uno sguardo strano da uno all’altro e stringendo esageratamente il pacco per aria. Noi due non capimmo subito l’aggancio che la corbelleria appena detta aveva al di fuori dele nostre repliche. Seri e compunti, pagammo ringraziando e uscimmo mentre la ragazza ci seguiva con un sorrisetto enigmatico e lo strano sguardo. Pensai che fosse una nostra ammiratrice rimasta scioccata a vederci dal vivo… Appena fuori ci guardammo e Mauro perplesso mormorò:
“Scusa, ma coss’èl che te g’hai dit?”
“La fén ancor… do volte …”
Capimmo! Scoppiammo a ridere pensando alla faccia della ragazza, a quello che avevo detto e che era subito da raccontare agli altri. Facemmo il tragitto fino a palazzo Ceschi piegati in due…

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