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mer 31 mar 2021
Canzoni di montagna?

"SEI DI TRENTO SE" "DIALET TRENTIN" "EL NOSS DIALET"....

Sono più d’uno i gruppi sui social che si raccolgono attorno al dialetto trentino. Da tutti ho ricevuto inviti, anche pressanti, per iscrivermi quanto meno come “personaggio” che se ne intende, ma per svariati motivi ho sempre declinato.
Innanzitutto non voglio essere un esperto: di questi tempi ne ho piene le tasche di “esperti”.
Poi vedo tanta confusione, non me ne vogliano i curatori, e non solo sugli accenti “aperto” e “chiuso” che raramente vedo al posto giusto come imporrebbe la fonetica, ma pure per la totale confusione geografica. In definitiva di quale dialetto trentino stiamo parlando? Quello della città di Trento? Quello della Val Tale o della val Talaltra? Faccio notare che sulla direttrice Nord-Sud a Lavìs (con l’accento sulla “i”) il dialetto trentino comincia a mutare in più di una espressione: è la variante cembrana (!).
Ad Aldeno tanti termini già subiscono l’influenza roveretana. Quanti chilometri abbiamo fatto? Stessa cosa da Pergine in poi dove il valsuganotto canta armonioso e arrotonda i vocaboli, per non dire di quando si va verso Ovest a sentire quanto pesa e tronca l’influenza del lombardo.
Quindi la bislacca proposta leghista di alcuni anni fa di insegnare il dialetto trentino nelle scuole deve porsi la questione: quale dialetto trentino? Un insegnante specifico per ogni paese? E con che qualifica? Poi vi immaginate le diatribe: noi diciamo grhuft e voi sbagliate a dire ghraftk…
Poi la grafia: i dialetti sono lingue parlate, non dobbiamo mai dimenticarlo, e metterle per iscritto vuol dire obbligarle dentro una scatola che non è la loro. Delicatezza, quindi. Non ci sono, che io sappia, regole ortografiche sicure. Le doppie, se scrivo in dialetto, si fanno o no? Come distinguo, ad esempio, tra “casa” e “cassa”? Tra “masa” (femmina del maso?) e “massa” nel senso di troppo?
Esempi: “Son na’ a la casa a pagàr” significa “Sono andato a pagare alla casa”? Quale casa? Casa cantoniera, casa di piacere, casa del popolo? Se invece scrivo “Son na’ a pagàr a la cassa” si intuisce la “s” dura e tutti capiscono subito. È vero che in dialetto trentino non si fanno le doppie, ma non è detto che non si debbano scrivere. Se ad esempio scrivo “Son masa strach!” vuol dire “Sono entrato in un maso dell’Alto Adige dalle sembianze femminili e ho preso uno straccio”? Non è che si capisce subito se invece scrivo “Son massa strak!”? (bestemmia l’uso del “k” per i puristi, ma noi giovani lo facciamo).

In una sorta di coacervo di "proverbi trentini" ho trovato anche le nespole, in trentino nèspoi" scritte così "ne'spoi" cioè con l'apostrofo! Delirante.

E quei due maledetti accenti: paés o paès per scrivere paese? Il primo è quello giusto perché è stretto. Quindi si evince che esistono due accenti, sia per la "e" che per la "o", l’accento aperto e quello chiuso, ponetevi il quesito, ogni tanto...
La “sòla de le scarpe” ha la o aperta ò (notare l’inclinazione dell’accento). Se dico sola, si parla di una donna che non ha nessuno accanto e non ha neanche bisogno dell’accento.
Più sola di così…
Poi magari mettono l'accento su "fa" voce del verbo fare; "fà".
Ma come lo leggeresti, idiota, se non ci fosse l'accento? Uguale a quando c'è, allora non si mette!
A fare eccezione e solo il "da" che se è "moto da luogo" è senza accento, se invece è verbo dare terza persona ci va l'accento eccome!

Tenete presente che sono cose da quinta elementare!

Io consiglio sempre un uso prudente del dialetto, sincero, spontaneo ma completo, ovverossia che possa portare dentro di sé tutta la gamma delle emozioni di una lingua parlata da donne e uomini, non solo una.
Il cabarettista o pseudo tale che lo usa per schernirlo, per cercare la risata calcando sugli effetti più beceri, percorre una scorciatoia vigliacca, lo pugnala alle spalle. Guardatevi da questi cialtroni.
Poi c’è il gruppo degli “infingardi” e cioè coloro i quali, soprattutto trentini, affermano di non capire il dialetto trentino cioè il loro. La verità è un’altra: si vergognano, hanno la puzza al naso o aspirano a rivendicare chissà quali nobili origini e alla fine scopri che hanno i genitori di Vigo Delà o Mont Dur che parlano un dialetto addirittura (per usare una metafora) arcaico. Mentono. Ho amici in tutta Italia che hanno apprezzato i miei monologhi in dialetto trentino, in Toscana, a Roma a Napoli… in questa città addirittura ho recitato al teatro Bellini in dialetto trentino per una settimana e i napoletani hanno riso e si sono commossi, tributandomi addirittura applausi in piedi. Non dico questo per parlare di me, ma per ribadire che chi afferma di non capire il dialetto di Trento fa finta oppure ha dei grossi limiti cognitivi.

Quindi non mi va di vedere massacrata alla carlona la mia concezione di dialetto, non me ne vogliate. Invece cercate di scriverlo il più correttamente possibile e, se dovete dirmi qualcosa (qualcòss) scrivetemi pure, ma in italiano così magari capisco anch'io…

NB: A tanti sembrerà strano, ma mi piace recitare anche in italiano! E se mi vedete dal vivo invece che solo sui dvd o sulle vecchie cassette, credetemi è meglio.
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foto Boldrin

Quanto erano femministi i nostri avi?
...meditiamo trentini, meditiamo...

CANZONE di montagna?


"La me morosa vècia larillallà, la tegno per riserva larillallà,

e quando spunta l'erba larillallà, la mando a pascolar!"




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