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lun 8 mar 2021
La maglia nera!

Al Giro d’Italia del 1926 partecipa come “indipendente” tale Giuseppe Ticozzelli. Che vuol dire indipendente? Significa passione pura. Vuol dire che non hai la squadra e ti paghi trasferte, pernottamenti e pasti…
Ticozzelli, piemontese, è un ex calciatore dell’Alessandria e del Casale e si presenta al Giro con la maglia di quest’ultima squadra, la Casalese, che è una maglia nera con la stella bianca.

In una tappa l’ex calciatore va in fuga e dà un’ora di distacco al gruppo. Avete capito bene: sessanta minuti. Ma non ha squadra che possa aiutarlo nei rifornimenti e verso l’una del pomeriggio si accorge di avere una fame da lupo.
Si ferma ad un’osteria e mangia tutto quello che c’è.
Intanto il gruppo lo raggiunge e passa. Ticozzelli salta sulla bici e si lancia all’inseguimento ma, appesantito da cibo e bevande varie, non ce la fa e arriva ultimo.
Un paio di giorni dopo ritenta l’impresa ma si schianta contro una moto del seguito ed è costretto al ritiro.

Quando nel dopoguerra gli organizzatori del Giro si inventano un premio per l’ultimo arrivato, premio che inizialmente doveva essere di consolazione, pensano a lui, al povero Ticozzelli. La maglia nera nasce così, dalla sfiga.

Luigi, detto Luisin, Malabrocca è piemontese anche lui, classe 1920. È amico di Fausto Coppi ed è pure un buon corridore, ha vinto svariate gare, 15 solo da professionista tra le quali una Parigi-Nantes e una Coppa Agostoni. Non è una schiappa. Però non è nemmeno stupido e capisce subito che con Bartali e Coppi c’è da pedalare anche troppo.
(Sul manifesto vorrei questa bella foto di Bahamontes al Tour de France del '59).
Luisin Malabrocca, detto anche “Mala” o “el Cinés” per via degli occhi a mandorla, è l’ultimo di sette fratelli: due sono caduti nella Grande Guerra, due sono morti poco dopo per l’epidemia di spagnola, uno è emigrato in Francia e l’altro in America. Luisin resta solo con i genitori ed è miseria nera, altro che la maglia.
Al Giro del 46 si ritrova, dopo varie disavventure, ultimo in classifica e scopre l’America. Perché in premio c’è una colletta dei tifosi, e sono soldi, ci sono prosciutti, salami, damigiane di vino e un giorno vince anche una pecora viva. Cosa ne abbia fatto non ci è dato di sapere… Ecco a fianco la foto di Malabrocca.

Per cui arrivare ultimi non è più una triste consolazione, come auspicavano gli organizzatori all’inizio, ma diventa una gara all’incontrario. La Maglia Nera, infatti, sarà abolita nel ’51, ma intanto Malabrocca per un paio di anni imperversa. Diventa una celebrità, guadagna le prime pagine dei giornali con le sue astuzie: finge di forare sei sette volte, si nasconde sotto i ponti, nei fossi, tifosi compiacenti lo occultano nelle osterie… è il più furbo. Perché deve anche stare attento a non arrivare fuori tempo massimo.
Finché non trova un altro furbo come lui: Sante Carollo, un veneto. La lotta diventa acerrima, i due non sanno più cosa inventare per arrivare ultimi. Nel gruppo serpeggia il malcontento: questi due mettono in ridicolo le oneste fatiche di chi prova a combattere e a vincere.
Eppure la Maglia Nera è festeggiata da tutti, arrivano perfino gli sponsor. C’è da perdere la testa. L’ultima volta per Malabrocca è una beffa. Quando crede di aver fregato il rivale stando nascosto in un bar a cantare canzoni degli alpini, la Giuria al traguardo si rompe i coglioni. Considera il Mala ritirato e dà la maglia nera a Sante Carollo.
Malabrocca, offeso a morte, abbandona indignato il ciclismo e non correrà più.

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