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gio 7 gen 2021
Frammenti

"C'è un posto nel mio cuore dove le ginestre sono sempre in fiore"
Scritta a pennello su una casa diroccata di Filicudi.

Il cabarettista o pseudo tale che usa il dialetto per schernirlo, per cercare la risata calcando sugli effetti più beceri, percorre una scorciatoia vigliacca, lo pugnala alle spalle. Guardatevi da questi cialtroni. Sono i nostrani “Quaraquaqua”.



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"Gli uomini sono donne che non ce l'hanno fatta"
(Groucho Marx)

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Ogni tanto, se vado a frugare tra i miei "amici" di Facebook, trovo austriacanti che inneggiano al Tirolo, gente col busto di Mussolini... Ohè, ragazzi! Statemi alla larga se avete di queste idee, chiaro? Ma larga larga... Il rispetto delle idee altrui? Ce l'ho non preoccupatevi. Ma il fascismo più che un'idea è un crimine e Cecco Beppe non può tornare: è morto.

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L'inferno è essere angeli in un corpo che fa la cacca...

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Ci sono ragazzi che invece di andare a ubriacarsi, a fare i vandali, o i naziskin, drogarsi, prendersi a cazzotti e altre amenità fanno (o vorrebbero fare) teatro. Scrivono commedie, vanno alle prove pieni di entusiasmo, si preparano, pensano alla pubblicità, a tutto… eppure non gli danno il teatro dell’oratorio -quasi sempre chiuso- perché? Il custode fa difficoltà come se lo stabile fosse suo e il parroco sembra non interessarsi. Ci credereste? Non parlo di villaggi sperduti in cima al mondo, ma succede in un paese dei nostri, vicino alla città.
Me l’ha raccontato pochi giorni fa un ragazzo di vent'anni o poco più, dal viso pulito, intelligente, educato. Insomma un ragazzo normale, di quelli che “non fanno notizia”, ma con la passione del teatro nel sangue. Col suo gruppo di amici ha già scritto due commedie ma, per metterle in scena, ha patito la lunga trafila di umiliazioni che già conosco. E per cosa? Per accedere ad una struttura che sarebbe lì apposta per loro, come dicono le belle frasi al taglio del nastro, per il loro tempo libero, per toglierli dalla strada e fare un‘esperienza sana, bella, educativa, culturalmente e psicologicamente gratificante.
Niente di tutto ciò. Dinieghi, dubbi, prediche, difficoltà, burocrazie, scarica barile vari… Fatto sta che il teatro rimane lì, muto e chiuso per chissà quali altri nobili e più importanti avvenimenti. Che stentano, peraltro, ad avvenire.
Si potrebbe obiettare qualcosa solo se la struttura in questione fosse di un privato, il quale potrebbe dire “A casa mia invito chi voglio io”, punto e basta. Invece il teatro è della parrocchia, luogo dal quale spesso si levano lamentele sui giovani che non frequentano più gli oratori, che disertano la comunità e altre pietose storie. Ma se chiedono il teatro ecco scaturire mille grattacapi. Ascoltavo il mio amico, che tra pochi giorni sosterrà un esame per essere accolto in una prestigiosa scuola italiana di teatro, e mi venivano le paturnie.
Mi ero illuso, in questi anni, che qualcosa fosse cambiato, rispetto ai tempi della mia giovinezza? Mentre lo stavo a sentire vedevo un giovane bellissimo dai capelli lunghi -ero io- che mendicava teatri da vari responsabili, ecclesiastici e non. Devo anche essere imparziale e dire che ho incontrato persone eccezionali e di un’apertura mentale straordinaria, ma raramente le ho trovate nei posti giusti. Quel manipolo di “grandi”, di cui in mezza riga esaurirei i nomi, prendevano delle decisioni in quattro e quattr’otto, si assumevano le loro responsabilità con chiarezza adamantina. Per moltissima altra gente preposta all’uso dei teatri, invece, mi manca solo di aver fatto l’esame del sangue: tutti gli altri me li hanno richiesti. Ricordo un parroco che voleva correggermi le battute sul copione (l’ho accontentato, ma alla recita ho detto le mie e non se n’è nemmeno accorto) un altro che abbandonò platealmente la sala durante la rappresentazione. Mi sovviene altresì di un prestigioso ed ignorante sponsor che sulla bellissima e preziosa scena di un bravo artista pretendeva lo striscione di plasticaccia del suo negozio… Mentre il ragazzo raccontava mi dicevo: erano altri tempi. O no? Però ora i ragazzi sono tutti delinquenti, magari vogliono il teatro per dargli fuoco. No, meglio tenerlo lì, chiuso, non si sa mai.

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In caso di pioggia il parroco non concede il teatro per paura della pandemia. Però dice messa in chiesa. Allora se piove si recita in chiesa, ho capito giusto?

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In più di una occasione, quando avverto la risata sopra le righe e provo la brutta sensazione che è il pubblico a guidarmi, a voler tirarmi giù dal palco e che non sono più io a reggere il timone, allora freno, mi contengo(!), altresì come si dice in gergo "butto via".

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San Cyrano proteggimi da quelli col naso di fuori..!

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Prima della rappresentazione de "La mia Iliade" in un paese del nostro bel Trentino, il locale assessore alla cultura leghista (contraddizione in termini?) volle gentilmente presentare la serata. A un certo punto del discorsetto disse che lui, purtroppo, dell'Iliade non sapeva niente perché aveva fatto "geometri", come a dire dell'inutilità degl'intellettuali. Ma una voce femminile dalla sala gridò con perfidia "Guardi che l'Iliade si fa alle medie!". Lui finse di non aver sentito e io dietro il sipario godetti.

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Non perdete tempo a discutere con i ciclisti da marciapiede: hanno sempre ragione loro. Sono la classica incarnazione di questi tempi agri: il torto che vuol aver ragione.

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Di una cosa non mi capacito: quando il titolista di un giornale deve scegliere tra un grammo di speranza o una lama di paura sceglie sempre la seconda…

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Se la politica nostrana (come la lugànega) è ridotta a livello Savoi, bisognerà fare qualcosa. Che il Lombroso abbia ragione?
E che dire di "sudici sudisti" detta con livore da quel Merler che voleva perfino diventare Sindaco? Agghiacciante.
Ma come disse il Kaswalder "A ciàcere no se s'gionfa done!".
Esempi luminosi di "pòri laori".


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"Se a Trent no te fai niente i te critica.
Ma se te fai qualcòss i te massacra!"
(me nono)

"Se a Trent te vanzi su, i te sgualìva!"
(me nono 2, la vendetta)

Sentite per la strada:

1: "Ma quel Merler, bévelo?"

2. "E l'è anca avocato?!?"




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"Spero promitto e buro vogliono l'infinito futuro"

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“Oggi gli uomini di governo sono imposti dalle banche, dai grandi giornali, dalle associazioni industriali; i partiti si sono decomposti in una molteplicità di cricche personali”
Antonio Gramsci nel 1920. (notare la data per favore)

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ATTENZIONE PERICOLO: nessun imbecille pensa di esserlo.

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"Di tutte le arti il teatro è quella che può infastidire di più"
Glynne Wickham

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Qualsiasi tentativo di teatro a distanza è destinato a fallire!
Anzi: non si dà, non è. Il teatro è solo quella cosa lì: non si può mediare.
Possiamo fare del teatro documentato, sì, ma rimangono documentari. Il teatro è per definizione “di presenza”, è l’arte pericolosa.
Se lo riprendi con una telecamera diventa un’altra cosa. Non ci sono altre possibilità.
L’unica possibilità è aspettare, farlo in modo clandestino, non lo so. Ma il teatro su internet fa ridere. È una scemenza, una piccola volgarità. Se qualcuno pensa una cosa del genere, significa che il teatro non sa cos’è.
Romeo Castellucci

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Un giornalista supponente un giorno mi domandò in pubblico:
“Come fa a interpretare il padre lei, che non ha figli?”
Ma si può essere più mentecatti di così? Ma fanno dei corsi?
Ho risposto: se in teatro devo fare la parte di un assassino devo aver ammazzato qualcuno? Coglione.
(L'ultima parola l'ho aggiunta solo mentalmente)

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"Meglio primo in un villaggio che secondo a Roma"
(Giulio Cesare)

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"Zucher e sal l'è le robe che fa pù mal!"

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Ancora c'è chi pensa che la "Torre scenica" sia la bizzarria di un architetto estroso che vuole impressionare. Nonostante ciò decide su come costruire un teatro, e non può sapere che lo spazio che non si vede è più importante di quello che si vede. E la trovo una metafora bellissima anche nella vita...

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Finché si andrà a votare "contro" qualcuno e non
"per" qualcuno, la politica non potrà che scadere.

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