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gio 7 gen 2021
Frammenti

COSI' DI GETTO...

Da attore ho voluto provare tutti i registri, per sentirmi a mio agio con questo mestiere. Ho cominciato col brillante (c'è ancora chi mi definisce giornalisticamente "il comico" dimenticando che il comico è un attore) e mi sono cimentato col serio, col drammatico. Così facendo ho perso tanti ammiratori che volevano ridere e basta (e di certi me ne compiaccio) ma ho al contempo acquisito altrettanti estimatori che prima mi guardavano con sospetto. Posso dire che i due piatti della bilancia adesso sono più o meno in pari. La mia svolta è stata decisa da alcune occasioni fortunate, ma specialmente da quando il comico ha cominciato a spaventarmi. Far ridere può essere facile o difficile, si tratta di scegliere. E' facile se, e premetto che non sono un santo, sul palco ricorro alle scorciatoie della parolaccia, della battuta a sfondo sessuale puntando decisamente alla risata grassa. E' difficile se cerco strade più eleganti per divertire bene e profondamente: in questo modo uso e faccio usare il cervello, nell'altro la pancia e basta (per usare una metafora). Mi piace far ridere scientemente la gente, è una soddisfazione forte, così intensa che non può essere spiegata, però c'è modo e modo e non sono disposto a tutto per ottenere questo risultato. In più di una occasione, quando avvertivo (o avverto) la risata esagerata e provavo (o provo) la sensazione che è il pubblico a guidare me, a voler tirarmi giù dal palco e non io a reggere il timone, allora frenavo (o freno), mi contengo(!), altresì come si dice in gergo "butto via".
Il drammatico o come dicono certi "il serio" mi ha regolato il registro della commozione-emozione, ma anche della verità. Nei miei monologhi cosiddetti comici, anche i primi, c'è sempre, infilato di contrabbando o smaccatamente in contrasto, il pensiero riflessivo, il momento "verità". Lo spettatore accorto se ne rende conto. Il monologo del Cermìs e maggiormente la storia del papà della terrorista Mara sono state palestre fondamentali per me e per il mio spettro interpretativo. Esperienze che mi hanno maturato e portato ad una conoscenza molto più ampia del mio mestiere.
Non c'è niente da fare: invecchiando impari. Nel mio mestiere capisco subito ormai se in sala c'è il pubblico da tv che è venuto solo per ridere oppure se vogliono anche pensarci su.
Ultimamente sono fortunato e il pubblico ormai mi conosce.
In caso contrario... beh è un dramma che rischia di guastarmi il morale.

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"Tutti uniti ce la faremo!"
Bravi. Pia illusione: la storia del Bel Paese (se la si legge) è lì a dimostrare che gli italiani non sono mai stati capaci di unità e men che meno di compattezza. Da Orazi e Curiazi, Giulio Cesare e Pompeo, da Guelfi e Ghibellini, pacifisti e interventisti, austriacanti e filoitaliani, crauti e terroni, comunisti e fascisti... e avanti così, ché tutte non mi vengono neanche in mente.
"Francia o Spagna purché se magna!" diceva il popolino mentre professori e studenti tentavano di fare il Risorgimento. E dunque? Rassegniamoci. E' la maledizione di Romolo e Remo.
Ognuno cura il suo orto e il primo che arriva gabba tutti gli altri! Tiè..!

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I giornali spesso costruiscono notizie su una percentuale bassissima di probabilità; vedi il razzo cinese che doveva colpire il sud Italia... Si amplifica a dismisura la chiacchiera (perché di chiacchiera si tratta) e si finisce per trasformare l'eccezione in regola. Poi quando c'è di mezzo il sistematico far leva sulla paura, sull'angoscia del lettore, tutto peggiora e loro ci sguazzano.

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Adesso tanti danno addosso a quel Fedez, per aver detto quel che ha detto. Noia. Io non so niente di questo tizio tatuato, è fuori quota data l'età e non mi piace la sua musica (musica?) ma cari destrorsi, leghisti e fascisti inconsapevoli e dichiarati: se uno dice le cose giuste io non guardo se ha il Rolex o la Lamborghini (rosicano perché li vorrebbero anche loro), nemmeno guardo di che partito è. Ascolto quel che dice. Anche i partigiani, per fare un discorso a voi caro, avevano tra le loro fila qualche delinquente, (nemmeno dall'altra parte erano tutti padripii) e si sa che in guerra la feccia abbonda su ogni fronte, però erano dalla parte giusta. Tutta qui la differenza. Per cui frenate la vostra rabbia per essere stati punti sul vivo, zitti e mosca.
Evviva sto Fedez. ... Si scrive così?


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San Cyrano proteggimi da quelli col naso di fuori..!

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Prima della rappresentazione de "La mia Iliade" in un paese del nostro bel Trentino, il locale assessore alla cultura leghista (contraddizione in termini?) volle gentilmente presentare la serata. A un certo punto del discorsetto disse che lui, purtroppo, dell'Iliade non sapeva niente perché aveva fatto "geometri", come a dire dell'inutilità degl'intellettuali. Ma una voce femminile dalla sala gridò con perfidia "Guardi che l'Iliade si fa alle medie!". Lui finse di non aver sentito e io dietro il sipario godetti.

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Non perdete tempo a discutere con i ciclisti da marciapiede: hanno sempre ragione loro. Sono la classica incarnazione di questi tempi agri: il torto che vuol aver ragione.

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I leoni da tastiera credono di essere anonimi, insultano, offendono, sputano veleno con tanto di nome e cognome. Allora, se li denunci e chiedi loro i danni (che siano consistenti, mi raccomando) si fanno piccoli piccoli, piagnucolano, sbatacchiano la testa e strisciano com'è nella loro vera natura...

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Di una cosa non mi capacito: quando il titolista di un giornale deve scegliere tra un grammo di speranza o una lama di paura sceglie sempre la seconda…

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Se la politica nostrana (come la lugànega) è ridotta a livello Savoi, bisognerà fare qualcosa. Che il Lombroso abbia ragione?
E che dire di "sudici sudisti" detta con livore da quel Merler che voleva perfino diventare Sindaco? Agghiacciante.
Ma come disse il Kaswalder "A ciàcere no se s'gionfa done!".
Esempi luminosi di "pòri laori".


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"Se a Trent no te fai niente i te critica.
Ma se te fai qualcòss i te massacra!"
(me nono)

"Se a Trent te vanzi su, i te sgualìva!"
(me nono 2, la vendetta)

Sentite per la strada:

1: "Ma quel Merler, bévelo?"

2. "E l'è anca avocato?!?"







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Davvero non capisco: quando c'era Conte gli spargitori di odio si scatenavano sui "social" con insulti a bizzeffe; ora che Draghi fa le stesse cose se non peggio (basta guardare i ministri che ha ripescato) tutti zitti e proni. Che puttane gli italiani!


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Politica?
"La strada sotto casa mia è piena di buche, disse il "politico", che ho già spaccato le balestre della mia macchina. Due volte. Ma siccome la proposta di asfaltarla viene dal partito nemico, io voto NO, mi oppongo, mi tengo tutte le buche e scassiamo altre auto. Così impara! Votatemi! Tiè..!"
(Il guaio è che lo votano!)

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LA ZONA ROSSA GRATTATEVELA!

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"Spero promitto e buro vogliono l'infinito futuro"

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“Oggi gli uomini di governo sono imposti dalle banche, dai grandi giornali, dalle associazioni industriali; i partiti si sono decomposti in una molteplicità di cricche personali”
Antonio Gramsci nel 1920. (notare la data per favore)

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ATTENZIONE PERICOLO: nessun imbecille pensa di esserlo.

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"Invito il Comitato tecnico scentifico a fare un giro all’Ikea, al Leroy Merlin, in centri commerciali come La Rinascente di Milano, dove è segnalato all’ingresso: “Possono entrare fino a 2500 persone”. Non si capisce perché a essere penalizzato sia solo un settore, quello della cultura.
L’alternativa allo spettacolo dal vivo non può essere lo streaming: è come se il Ministero dell’ambiente dicesse che i parchi nazionali vanno chiusi, perché tanto si possono guardare i documentari. Non si preme per aprire domani, ma per avere un calendario di apertura che consenta la riprogrammazione degli spettacoli".
- MASSIMO POPOLIZIO -

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Non so più quale meccanismo di difesa personale attivare per sopportare i titoli dei giornali e la conseguente angoscia... C'è un piano? No, stupidità avidamente, disperatamente commerciale.
Spaventate, spaventate, qualche cosa venderà...


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"Di tutte le arti il teatro è quella che può infastidire di più"
Glynne Wickham

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Qualsiasi tentativo di teatro a distanza è destinato a fallire!
Anzi: non si dà, non è. Il teatro è solo quella cosa lì: non si può mediare.
Possiamo fare del teatro documentato, sì, ma rimangono documentari. Il teatro è per definizione “di presenza”, è l’arte pericolosa.
Se lo riprendi con una telecamera diventa un’altra cosa. Non ci sono altre possibilità.
L’unica possibilità è aspettare, farlo in modo clandestino, non lo so. Ma il teatro su internet fa ridere. È una scemenza, una piccola volgarità. Se qualcuno pensa una cosa del genere, significa che il teatro non sa cos’è.
Romeo Castellucci

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"Gli uomini sono donne che non ce l'hanno fatta"
(Groucho Marx)

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Un giornalista supponente un giorno mi domandò in pubblico:
“Come fa a interpretare il padre lei, che non ha figli?”
Ma si può essere più mentecatti di così? Ma fanno dei corsi?
Ho risposto: se in teatro devo fare la parte di un assassino devo aver ammazzato qualcuno? Coglione.
(L'ultima parola l'ho aggiunta solo mentalmente)

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"Meglio primo in un villaggio che secondo a Roma"
(Giulio Cesare)

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D.: Scusa però ancora non mi è chiaro di come è avvenuto il passaggio dal comico al serio, me lo vorresti rispiegare?

R.: In primo luogo la curiosità, cioè provare a vedere se me la cavavo anche in altri ruoli, senza fossilizzarmi, chiudermi nella gabbia del comico. Mi terrorizza l’idea di uscire sul palco e sentire che ridono ancora prima che io apra bocca. Detesto i cliché, adoro invece sorprendere. Per cui ho provato, prima con la mia “E mòra i traditor!” e i Spiazaroi, poi chiamato da Marco Bernardi col monologo del Cermìs di Loperfido. Ma poi c’è un’altra cosa: non ti pare patetico uno che, invecchiando, insiste a fare lo stupido, a sparare cazzate, battute e barzellette? Quest’immagine l’ho sempre trovata agghiacciante. Come quei sessantenni semi pelati col codino, giubbotto di pelle e stivaletti. Comunque il comico non l’ho abbandonato, solo che adesso, quando lo pratico, guardo che al suo interno, ci sia maturità, riflessione, poesia… allora si può anche ridere.

Il passo successivo è ancora più difficile: non basta leggere, bisogna anche capire. Un lavoraccio...

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Gli attori sono fermi da quasi una anno. Non possono fare nemmeno teatro da asporto, come quelli che sventolando grembiuli si lamentano perché vogliono essere rimborsati... Ricordatevelo.
I teatri sono chiusi perché luoghi pericolosi. Pericolosissimi.
Le chiese, no: miracolo!


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"Zucher e sal l'è le robe che fa pù mal!"

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Ogni tanto, se vado a frugare tra i miei "amici" di Facebook, trovo austriacanti che inneggiano al Tirolo, gente col busto di Mussolini... Ohè, ragazzi! Statemi alla larga se avete di queste idee, chiaro? Ma larga larga... Il rispetto delle idee altrui? Ce l'ho non preoccupatevi. Ma il fascismo più che un'idea è un crimine e Cecco Beppe non può tornare: è morto.

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Ancora c'è chi pensa che la "Torre scenica" sia la bizzarria di un architetto estroso che vuole impressionare. Nonostante ciò decide su come costruire un teatro, e non può sapere che lo spazio che non si vede è più importante di quello che si vede. E la trovo una metafora bellissima anche nella vita...

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LA FILA.

De solito i è anziani. A volte i odio. I anziani i g’ha pressa.
No i g’ha ‘n cazzo da far tut el dì ma i prova a passarte davanti. Te sei lì en fila che te spèti de tòr el persùt e i prova.
“Ehi! El varda che sen chì tuti ‘n fila!”
“Ah, scusa, no’l savevo…”
Dopo 'n an de gnockdown no i sa che bisòn far la fila e nar dento uno ala volta. Magari co'la mascherina tirada fin sora 'l nass, perché gh'è tanti che el nass i lo lassa fòra...
Sto far finta de èsser stupidi me manda ‘n bestia.
Ero lì 'n fila davanti al becàr e n’anziana la me fa: “Compermesso” e la taca a butàr. "Ma ‘ndo’ g’ala da córer, no védela, siora, che gh’è la fila?
“Ah… el me scusa... No l’avevo vist…”
Son massa magro.
“Ma” la diss “…domando demò na roba…” e la ziga dento:
“Ghe n’alo carne salada?”
Tuti i se gira a vardarla.
“Sì, siora” el ghe risponde da de dento, “Se l’aspèta ghe la preparo!”
“Ma la me serve luni!”
“Ma ostia ancòi l’è marti!”
Devo star calmo.
"L'era tant da savér..!"

***

L'inferno è essere angeli in un corpo che fa la cacca...

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Finché si andrà a votare "contro" qualcuno e non
"per" qualcuno, la politica non potrà che scadere.

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