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dom 17 giu 2018
Pop Corn

Noterelle, notiziole, pop corn...

foto Le Pera

Da una vecchia intervista che mi fece odiare da tutti…
Ah, com'ero tremendo!
(…)

D.: Tu cosa ne pensi?

R.: Lo ripeto: performanti affetti da un esibirsi compulsivo per dire “io esisto!”… che noia. Addetti stampa di giornalini che titolano fantasiosamente “Teatro, che passione!!” e fanno le intervistine con le domandine e le rispostine. Per cavarsela non resta che continuare indefessamente sulla propria strada; fare delle belle esperienze con attori bravi, registi veri, rubare il mestiere, artigliare il buono che c’è in “natura”, leggere i classici, essere se stessi, mangiarseli tutti con una pausa e, cosa più importante, avere un pubblico. Oh, cazzo, come se lo sognano il pubblico! Tutte le notti se lo sognano. Poi alla fine mandarli a quel paese.

D.: Dunque secondo te l’unione non fa la forza.

R.: Perché no, può anche fare la forza. Ma se uno, a torto o a ragione, ritiene di averla da solo, questa forza, è giusto che ci provi. Se invece sa di non averla (ma già rendersene conto è uno stadio avanzato) … è corretto che anche lui si cimenti unendosi ad altri deboli… allora l'unione può anche fare la forza, una forzetta... Ecco spiegate le varie Federazioni, Associazioni, Unioni, Corporazioni alle quali i politici mirano con l’acquolina in bocca per via dei voti…

Di negativo c’è che spesso si cade ancora nella quantità più che nella qualità, che la scuola ti promuova perché hai pagato i corsi di recitazione, che ci si vanti del numero delle compagnie che fanno teatro più che lanciare uno sguardo al teatro che fanno.
O voler fare quindici lavori diversi in un anno, il teatro “fast food”... il teatro compulsivo. Se da una parte non si può più salire sul palco “tanto per ridere”, dall’altra bisogna combattere anche la demagogia del “tutti hanno diritto”: tutti attori, tutti registi, tutti performer, tutti fotografi e drammaturghi, tutti che hanno diritto a tutto, che palle, tutti che “si esprimono” come sui social... Mostruosa melassa.
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Quando andai a Roma alla sartoria Tirelli (storica sartoria teatrale) per le prove costume de “La vedova scaltra” mi fecero provare un’ “inquartata” nero – oro per interpretare don Alvaro de Castiglia. Mi andava alla perfezione. Constatato il fatto il sarto mi pregò, con fare complice, di guardare l’etichetta all'interno, sul collo. Guardai e lessi “Andrea Castelli – don Alvaro di Castiglia – teatro stabile di Bolzano”. Era tutto normale, non capivo. E allora lui disse “No, non quella. Guarda sotto.” Obbedii e sotto la mia etichetta ne avevano lasciata un’altra che diceva “V. De Sica”. Di fronte alla mia espressione stupita il costumista aggiunse un mormorato “Mi raccomando”. Una reliquia... La trattai sempre con estrema reverenza...

con Roberto Tesconi e Patrizia Milani. Foto le Pera tratta da "La vedova scaltra" di Goldoni.


Ops...
Ci sono cose che so fare e altre (tante) che non so fare.
Ma tra quelle che so trattare con sicurezza di una sono certo: so leggere a voce alta che sia la pagina di un romanzo, una poesia, un annuncio, persino una relazione di bilancio, so far capire a chi ascolta il senso dello scritto. A questo sono stato "addestrato" in lunghi anni di esperienza, corsi di dizione, di interpretazione, di intonazione ed uso della voce, eccetera eccetera. Mi è stato chiesto più volte da seri professionisti di tenere dei corsi per migliorare il loro modo di leggere e parlare in pubblico, ed io l'ho fatto, e moltissime volte, con grande soddisfazione. Manager, funzionari, impiegati e persino semplici appassionati hanno così potuto constatare i loro progressi - minimi in certi casi, sorprendenti in altri- e farne un uso consapevole.
L'unica categoria che ha detto no, anche con un certo sussiego, all'eventuale miglioramento di comunicazione è stata, sorte beffarda, quella dei giornalisti radio-televisivi. Dissero che non erano interessati perché non ne avevano bisogno. Risposi, ricordo, che il fatto di non essere interessati era più che legittimo, ma in quanto a non averne bisogno...
Avete presente in che modo leggono alla radio o alla TV certi giornalisti? Impastano tutto senza nessun rispetto per la punteggiatura (e per l'ascoltatore che non è poca cosa), saltano da una conclusione ad una introduzione senza farti capire che parlano di due cose diverse perché le hanno sbrodolate insieme, azzoppano le frasi, ammazzano gli incisi, masticano concetti, azzannano titoli e nomi, balbettano, digrignano fatti, sputano sentenze, ci fanno la predica con tutti gli accenti sbagliati, bofonchiano conclusioni incomprensibili. Non parliamo dei difetti e degli errori di pronuncia perché qui non c'è spazio sufficiente per farlo. L'importante è credere in se stessi, ha detto uno di questi "guru" della domenica.
Il fenomeno appartiene a quel movimento cosmico che sta mandando a remengo il senso della vergogna in tutto il pianeta: nessuno si vergogna più di niente anzi, se ne vanta.

autoscatto in camerino con Giovanni Battaglia e Sara Pantaleo

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Il Grande Boh...
Sono stato a Bolzano dal 26 di marzo fino a metà giugno per due progetti: prima "I Cavalieri" di Aristofane per la regia di Roberto Cavosi e poi per "Pronto Soccorso Poesia" con Emanuele Dell'Aquila.
Più di sessanta giorni.
In autunno avevo fatto "Wordbox Arena" e ancora prima "Wordbox" sempre con Cavosi e sempre a Bolzano. In novembre ho avuto solo dieci giorni per studiare il mio nuovo monologo "La mia Iliade" che ho portato in tutta la regione fino a metà marzo. Naturalmente solo Trento non l'ha voluta. Perché? Boh… Trento non sembra interessata ai miei progetti, né, pare, a quelli dello stabile bolzanino, alla faccia delle tanto auspicate sinergie. L'anno scorso la poesia nelle case fu un successone a Bolzano, Trento niente. Boh…
Quest'anno abbiamo animato le piazze della Bassa Atesina con la nuova versione di Pronto Soccorso Poesia (Egna, Salorno, Vadena, Laives...) oltre a quelle di Bolzano, ma Trento muta. Solo feste vigiliane a Trento. Perché? Boh…
Trento non ha chiesto "La mia Iliade" che il mio pubblico avrebbe certamente apprezzato (come da tante testimonianze so per certo) ma è dovuto venire nei teatrini del circondario per vedermi. Perché?
Boh...

Nella foto di Anna Cerrato con Emanuele Dell'Aquila

A Trento io non faccio più niente, se non ricevere tutti gli anni pressanti e fastidiosi inviti ad occuparmi dei Ciusi e Gobi o della Tonca, cosa che sembra far perdere le notti a chi organizza la sagra che non sopporto più. Una volta collaboravo col Festival della Montagna, con la Rai, con la Sat, con vari enti ed associazioni e per altre radio dove leggevo libri o poesie (Radio NBC mi fa leggere le poesie, è vero, ma è una radio di Bolzano, guarda caso…). Che succede? Forse ho stancato tutti, o qualche invidioso manovra nell'ombra? Un complotto o la classica ignavia trentona? Perché? Boh...

Durante "Pronto Soccorso Poesia", nelle piazze e nei cortili bolzanini, vedevo la gente ridere e cantare insieme a noi, al nostro spettacolo "da cortile", elegante, fresco mai volgare… e ogni tanto pensavo "Ma perché non si potrebbe fare anche a Trento, nella mia città, una cosa del genere, sai quanta gente accorrerebbe?". Invece il dilemma è sempre lo stesso: chi farà quest'anno le feste vigiliane? Boh...

La risposta cari amici è portata via dal vento, come direbbe Bob Dylan. Insomma che vadano a quel paese, ché me son stufà.

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Le case automobilistiche ora non si accontentano più di realizzare i sedili ribaltabili, vanno oltre. Stando a quanto si legge nella cronaca di questi ultimi tempi costruiscono automobili autoribaltanti. Si ribaltano da sole senza motivo, a leggere i giornali. La macchina può ribaltarsi all’improvviso, anche da ferma. Guardi giù dalla finestra e vedi che ti si è ribaltata la vettura. Non c’è nulla da temere, è fatta apposta, sembra. È un nuovo sport che viene dall’America: ci si capotta. Non c’entra la velocità eccessiva, il digitare sul cellulare, raccogliere funghi dai tappetini, ma no, che state dicendo… è proprio la vettura che, come i cani che si rotolano contenti sull’erba, ha voglia di capottarsi. L’automobile ama grattarsi la schiena sull’asfalto. Alle rotonde è ancora meglio, la rotonda aiuta. Magari metti anche la freccia per centrarla meglio, e …ohp! ecco che improvvisamente il cielo è per terra e la strada sul soffitto. Ora possono sequestrarti il cellulare e guardare cosa diavolo stavi scrivendo. Nel novanta per cento dei casi l’ultimo messaggio su whatsapp sarà “Butta la pasta che sto arr…”.

Feste vigiliane… Mi intervistano anche se non c'entro più da anni. Difficile cavarsela, cercano la polemica ad ogni costo. Così sempre più colleghi "local" mi odieranno… Quest'anno, per il tribunale di penitenza (nato da un'idea di Guido Malossini e creato dal sottoscritto) grande novità: i difetti dei trentini. Originale. Brainstorming… Ecco il ragionamento: siccome i difetti dei trentini sono quelli di tutta l'umanità, solo pensare che i trentini ne abbiano di speciali, peculiari, originalissimi e diversi, pecca di presunzione. Ecco quindi trovato il difetto principale. La presunzione. Problema risolto, avanti un altro...

(Bernardinatti)

Nei mesi scorsi ho frequentato assiduamente, per lavoro, l’autostrada A22 nel tratto regionale. È la cosiddetta TIR22, perché sono loro i dominatori, i camion, gli autoarticolati sempre più grandi, sempre più minacciosi, con venticinque fari abbaglianti che ti inceneriscono al volo se lampeggi… Non ne ho mai visti così tanti. Le vetture normali, diciamo così, devono tenere il profilo basso e zitte per non incorrere in strombazzate omeriche. E che vada bene. Fa ridere amaramente sentire ancora chi parla di traffico pesante su rotaia: loro sono i padroni, l’autostrada è loro e la rotaia te la danno sulla testa.
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