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mer 1 apr 2015
Caterina Barone per "Sanguinare inchiostro"

È un bel titolo Sanguinare inchiostro e non perché è un’espressione efficace sul piano della comunicazione, ma perché condensa in due sole parole il senso profondo del testo di Andrea Castelli, che Carmelo Rifici ha messo in scena per il Teatro Stabile di Bolzano, in sinergia con il Centro Servizi Culturali Santa Chiara di Trento. Parla della Grande Guerra l’autore e lo fa senza alcuna retorica, in larga parte affidandosi alle parole che tanti combattenti fissarono sulla carta delle lettere inviate alle famiglie lontane.
Sono spesso parole semplici, richieste di notizie, rassicurazioni date e ricevute, squarci di vite vissute nella sofferenza e nella paura, che si oggettivano in frasi grondanti dolore. E accanto a queste ci sono le parole di grandi scrittori (Castelli cita Musil, Weber, Remarque)e le ricostruzioni storiche di entrambi i fronti per abbracciare con sguardo ampio e il più possibile lucido la storia di quel conflitto, osservandolo da diversi punti di vista.
Rifici ne ha dato una lettura scenica rigorosa e asciutta, modulando le caratteristiche dei vari personaggi, dai soldati semplici, ai superbi generali, alle donne in attesa,con flash brevi e intensi, capaci di disegnare sobriamente situazioni e sentimenti. Tindaro Granata, Christian La Rosa, Lucia Marinsalta, Emiliano Masala, Enrico Pittaluga e Francesca Porrini affiancano lo stesso Castelli in quadri narrativi serrati ed efficaci.

Ironia e sarcasmo intervengono a tratti a smorzare la pateticità intrinseca nelle storie proposte e la tagliente denuncia della follia della guerra e della stupidità dei capi, arroganti e insieme grotteschi,mette in rilievo l’eroismo, per molti versi inconsapevole, dei soldati. Lo sguardo si posa in particolare sui soldati trentini arruolati dall’esercito austro-ungarico, privati della loro identità nazionale, spaesati elacerati nella loro tragica situazione.
Le scene mobili ideate da Guido Buganza e illuminate dalle luci di Lorenzo Carlucci creano ambienti diversi sullo sfondo di proiezioni che alternano figure astratte a immagini di repertorio; completano il quadro i costumi curati da Margherita Baldoni e le musiche di Daniele D'Angelo.

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