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mer 2 mar 2022
Storia di Marzo

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Poi un giorno arrivò “Bellona”.
La assunsero al posto dell’anziana, nel senso di servizio, che era andata in pensione dopo una festicciola aziendal-patetica in cui Mario tentò di immaginarsi al posto di quella donna grigia, tra chissà quanti anni, e fu preso dalla voglia di lanciarsi dal quarto piano urlando oscenità.
La nuova si chiamava Nancy ed era esagerata, modello supergnocca, alta slanciata, trucco top model, capelli scuri, labbra gommose, pantaloni in pelle aderenti e tacco 12, petto in fuori, passo da tigre corredato da movenza sinuosa e alone di unguenti orientali sfacciatamente afrodisiaci. Insomma tutte le cose giuste al loro posto e tutti posti ragguardevoli, nel senso di guardare e riguardare. Quando apparve in azienda ci fu un enorme fermo fotogramma, freeze, occhi sgranati, torcicolli, mandibole cadenti, lingue pendule e gomitate alle costole i maschi, sguardi velenosi le donne. Ma quando finalmente Bellona parlò fu come sentire una vetrata enorme che andava in frantumi. Il crollo del palazzo di vetro: un dialetto megalitico con sfumature rupestri fagocitò ogni bellezza e ovunque s’udì rumor di braccia che cadevano.

In Mario si rafforzò l’opinione che la bellezza, se non intesa come estetica pura, di cui serbava il ricordo del suo trenta e lode a Padova, da sola non reggeva. Reputava che una donna dovesse essere come La Rossa, che non era una top model, era una ragazza piacevole e con tanto carattere, una spiccata personalità completa di ironia. Lavorava all’ufficio tecnico, diplomata, e i suoi consigli erano pieni di buon senso, rapidi come scoiattoli, taglienti e precisi. Poche chiacchiere e tanta pratica.
No perditempo.
La tenevano ancora alla categoria più bassa perché i Capi avevano paura a promuoverla, chissà dove sarebbe arrivata quella lì. La bloccavano perché innanzitutto era una donna, tanto per essere chiari, e poi perché cazzarola, era brava del suo lavoro, troppo brava, più brava di loro. Pericolo.
La chiamavano “La Rossa” per via dei capelli, ma era tosta più di tutti gli uomini là dentro, che metteva nel sacco regolarmente, con sarcasmo ma anche con dolcezza quando ci voleva, e soprattutto aveva le idee chiare padrona assoluta del suo mestiere. Era avanti, anticipava e capiva al volo al punto da mettere in crisi quel coglione del suo diretto superiore, ed era l’unica lì dentro che lo faceva filare come un soldo in costa.
Mario ammirava La Rossa. Donna vera, razza superiore pensava.

Così La Rossa diventava anche più bella, più interessante.
Vista Bellona avevi visto tutto, con La Rossa invece c’era un mondo da scoprire, un mondo pieno di cassetti a sorpresa.
Lui, Mario, dice che Bellona ad ogni modo era simpatica, una brava ragazza. Così il pittoresco, a dire poco, mondo dei maschi si mise in movimento con un circense e variopinto via vai da e per il suo ufficio con strani e difficili problemi burocratici da risolvere, anche ripetitivi, e le informazioni più bizzarre: da dove si compra un loden d’estate fino a chi aveva vinto San Remo nel ’79. Un po’ per curiosità antropologica, un po’ per turismo sessuale ognuno aveva qualcosa da chiederle o informazioni da darle.

In svariate occasioni si vide anche il Gran Capo che praticava per nulla quelle parti, e che non era pratico di quell’ala dell’azienda si notò quando, una mattina, salutando la donna oggetto dei suoi untuosi salamelecchi, sbagliò porta e finì nello sgabuzzino delle ramazze. Si ritrasse con fragor di secchi in divertito imbarazzo, racconta Mario, mentre Bellona piegata in due sghignazzava con l’eco, come tra le sue vette innevate. La ragazzona, che tutta stupida non era, un giorno confidò a Mario che sapeva benissimo perché i maschi venivano sempre a salutarla: era per fare pensieri “lombrichi”…

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