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lun 18 ott 2021
Novembre

MI POTEVANO AMMAZZARE
1916.

Sì, sono calabrese. Ho vent’anni, che mica da tanto li ho compiuti, e sono sulle montagne più alte che abbia mai visto. A fare il soldato ho imparato tante cose, prima non sapevo nemmeno che c’erano queste montagne… Sembrano scogli di un mare che si è seccato. E il freddo, madonnamia… Quest’inverno passato ho patito tanto di quel freddo che al paese mio non c’ero abituato. Credevo di morire anche per il freddo come se non bastasse la guerra.
Ma adesso che è quasi la fine di luglio sto meglio. Molto meglio e non tossisco più. Ieri ho preso la medaglia perché ho catturato 41 soldati nemici. Come sia successo ancora mica l’ho capito bene. Io sono un contadino, non so spiegare con le parole e manco so scrivere. Per questo ti dico a voce. Siamo andati su di corsa come matti, ché sparavano dappertutto. Sì all’assalto siamo andati. E colpi, e bombe e fumo e urla e scoppi… e la mitraglia rat rat rat tatt... madonnamia la mitraglia!
D’improvviso mi sono trovato da solo sull’erta di un canale di rocce che non sapevo che ci facevo lì sopra… arrivato in cima sono sbucato di là, faccia a faccia coi nemici. Un mucchio erano!
E mi hanno guardato con meraviglia che anch’io non sapevo che fare. Ho spianato il fucile e ho detto che erano fritti perché arrivavano i miei compagni, ma io quelli manco sapevo dov’erano…
No, non so il tedesco, che austriaci tutti erano, mi sono spiegato a gesti, in italiano a gesti. E loro hanno alzato le mani e gettato le armi gridando che andavano tutti in camerata.
Col fischio che andate in camerata, ho urlato io. Voi venite con me. Ero pazzo furioso ma non so però chi era più spaventato. Coll’anima in gola gli ho detto di seguirmi ai tedeschi e li ho portati giù. Come pecore mi hanno seguito, e io il pastore.
Certi parevano pure allegri che per lo spavento che ho preso gli avrei dato un pugno…
Quaranta uno erano, li ha contati il Capitano. Madonnamia quaranta uno tedeschi avevo portato giù! A me si sono arresi, ma non ho capito bene perché. Mi potevano ammazzare. Ho tremato tutta la notte al pensiero che mi sparavano in quaranta… e il Capitano dice che sono l’eroe della Cavallazza. Così si chiama questa montagna che abbiamo preso.
Ho una medaglia adesso.
Sono un eroe, ma vorrei tornare a casa presto.
Ammazzarmi potevano, e non l’hanno fatto.

(da una storia vera: 21 luglio 1916. Assalto alla Cavallazza, passo Rolle, catena del Lagorai.
Fante Pasquale De Maria, 49° Reggimento della Brigata Calabria, decorato al valore.
Sarà ucciso un mese dopo durante l’assalto a Cima Cece.)

a.c.

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