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gio 7 gen 2021
Frammenti

ULTIM'ORA



SPIRITO DEL NATALE



Fingono di credere loro stessi alla favola che raccontano e che si sono raccontati. In realtà è il Natale dei Mercanti che comincia alla fine di ottobre e va fino alla Befana. C'è la lobby del vin brulé, quella del tortèl... Tutto sempre e solo per soldi.
E la politica a servizio: un tempo era la politica a determinare l'economia, ma ora è questa a decidere della politica.
Zitti e sorridere al fotografo.
Intanto frotte di turisti ipnotizzati fino al rincoglionimento totale arrivano a fare foto alle casette dei canederli, in tour devastanti -con i dopo sci ai piedi si romperebbe i coglioni anche un alce- tra le bancarelle delle solite cose, gingilli e ciarpame che trovi pure dai cinesi. Intanto anche il salumiere alza i prezzi, anche il ferrammenta monta un baracchino per il vin brulè e una manciata di castagne arrostite a qualche verso costano un capitale.
Aumentano i prezzi perché loro hanno le bollette da pagare, e che gli altri si fottano.

Aggiungiamo il Black Friday, Halloween, la fiera di qua e quella di là, la festa della donna, il mercatino dei goduriosi, la festa del papà e poi quella della mamma, del gatto e la giornata delle orecchie a sventola... con altre celebrazioni inventate dall'oggi al domani e avremo il quadro completo della dittatura mercantile che ci governa: vogliono i nostri soldi. E' inutile girarci intorno.

Ma lo spirito del Natale? Non pervenuto...

Velo pietoso sui tavolini dei bar che presto saranno appesi anche sugli alberi, è che devono aumentare il prezzo del caffè perché altrimenti non ce la fanno... Intanto i turicoglioni fanno la coda per un bretzel farcito e dicono "spèck" con la "e" spalancata come le porte dei negozi che tanto nessuno controlla e i vigili urbani, guarda caso, fanno finta di niente...
Non guardare è sempre meglio che vedere.
Così a Trento i mercanti gongolano sotto il palazzo del Gran Vescovo Silente celebrando lo spirito del Natale tra aromi di tortèl e afror di lugàneghe che, come tutti sanno, condividono da secoli la luce della capanna di Betlemme.

Un Vaffanculo di inusitate proporzioni vi seppellirà.

Ho incontrato un cretino. Gli sono anche andato incontro sorridendo, avevo piacere di rivederlo dopo secoli... Senza motivo mi ha investito delle sue paranoie: le scie chimiche, i vaccini mortali, i complotti globali... mi ha colto impreparato. Invece di andarmene sono rimasto lì a balbettare mentre lui mi travolgeva di corbellerie. Ogni volta che cambiavo discorso, mi coglieva in fallo con una minaccia insita proprio in ciò che stavo dicendo. Inesorabile. Insopportabile. Appena sono riuscito a sganciarmi ho provato pena: ma è vivere? Cos'hanno fatto a questa gente?

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"Siate maledetti voi, ectoplasmi della cosiddetta sinistra, che ci avete messi nelle mani di questi qui..!"

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Quando partecipai all'allestimento de "I cavalieri" di Aristofane per il Teatro Stabile di Bolzano e la regia di Roberto Cavosi, rimasi enormemente sorpreso dall'attualità profetica del testo: Aristofane narra di truffatori, delinquenti e ladri che si danno alla politica solo per fare i propri meschini interessi e per imbrogliare il povero Popolo, che ebbi la fortuna di interpretare, con mille trucchi e rapine. Incredibile come nel 400 a.C. Aristofane abbia praticamente descritto il panorama dei tempi nostri...

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...l'arte sta a questa politica come la rosa alla pozzanghera...

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Leggo con disappunto che aumenterà il prezzo della carta igienica, perché viene dalle betulle russe. Leggo e penso che siamo in mano a stuoli di ladri e farabutti. Un governo mediamente civile dovrebbe dare il via agli arresti, altro che antitrust. Un popolo minimamente colto avrebbe dovuto cominciare a spaccare vetrate da un bel po', anche prima della guerra russa. Perché tutto è cominciato prima. Ma in Italia due puntate in più dell'isola dei famosi placano ogni fermento.

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Ho sentito più di un sacerdote dire ai fedeli, col tono soporifero che loro insegnano fin da giovani, che i tempi duri che viviamo, e le conseguenti povertà che si prospettano, sono prove per mettere a nudo la nostra fede... Già. Non disturbate i mercanti nel tempio.

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La Cassa Rurale vi viene incontro e vi dice con carità pelosa di essere così buona che, se volete, potete pagare le bollette a rate. Che lei mica ci guadagna... Com'è magnanima la Cassa Rurale, che nel frattempo ha pure aperto un bar. Aggiunge inoltre con voce melliflua che deve aumentare a 8 euro il costo del vostro conto per via della situazione geopolitica. Non per pagarsi le bollette, i baristi, i nuovi mobili, e le ristrutturazioni da design degli uffici modernissimi, no, la causa è la geopolitik... Oh, come sono bravi; s'interessano non solo di vendite immobiliari e di baristi, ma anche di geopolitica, li faranno santi?
Se don Guetti potesse tornare farebbe fare alla Cassa Rurale otto giri della piazza del Duomo a calci nel culo.

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Un ignorante ha scritto su Facebook che dopo i sessant'anni bisognerebbe levare la patente agli automobilisti. Vorrei rispondere così all'idiota:
"Io ti auguro di arrivarci, innanzitutto, ai 60 anni, giovanotto, anche se non è sicuro... potresti non farcela. Succede. Ma se ci arrivi ricorda la frase che hai scritto e rileggila tutte le mattine. A voce alta. Solo così puoi renderti conto di quant'eri coglione da giovane..."

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ED ORA IL MIO "RAVANEWS"





Sentirsi atleti con la bici elettrica è come credersi astronauti con un telescopio...

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"Se riesco a fare un lavoro in mezz'ora è perché ho studiato dieci anni per farlo in quel tempo.

Tu mi devi pagare per i dieci anni e non per la mezz'ora".

(Bill Gates)

(...) Ogni attore, se completo, deve provare più registri proprio perché fa l’attore e basta. Cosa vuol dire se no attore dialettale? O attore comico, come piace a certe semplificazioni giornalistiche? È come dire ciclista pedalatore, amazzone cavalcatrice o nuotatore d'acqua. Piuttosto guardiamoci da chi si definisce “attore” e fa un altro lavoro. L’artista vero deve vivere della sua arte e solo di quella. Non può fare anche il commercialista, l’assicuratore o lavorare al Comune. So che non è facile, specialmente da voi con la tradizione delle filodrammatiche, recepire questo concetto, ma è fondamentale per chiamarsi artisti. Si fa presto a dirsi attore col culo al caldo..." (cit)

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“Penso che nessuno sia riuscito a far recitare Andrea

così bene come Rifici in occasione del padre di Mara Cagol

o del vecchio fabbro della famiglia trentina nell’Officina

della Dematté.”



Marco Bernardi in “70 anni del Teatro Stabile di Bolzano”.

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Mio padre non ha mai detto di fare l'attore, che io ricordi.
Se gli chiedevano che mestiere facesse lui rispondeva sempre: "L'impiegato." Perché quello era il suo lavoro.
Altri tempi, altre umiltà.

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A prima vista pensai che gli fosse scoppiata la cartuccia della stampante tra la spalla e il collo, ma una volta avvicinatomi vidi che erano tatuaggi…

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Oggi in via Veneto a Trento c'è festa: è stato visto un vigile urbano!



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Rileggete bene quel che scrivete quando postate qualcosa, e poi leggete ancora, perché della "Lasagna al porno" io non ho mai sentito parlare... e nemmeno "Auguri a rutti".

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Ma le ore che stai a scrivere alla scrivania, gobbo e sudato, chi te le paga? Quando consegni un copione, te lo comprano?
Solo una volta mi è (parzialmente) successo...

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Ai giovani che volessero intraprendere questo mestiere dico solo una cosa: fatevi pagare sempre. Non cadete nell'imbroglio del "Ti offro l'occasione per farti conoscere". Balle. E' una furbata per sfruttarvi. Anche poco ma chiedete un compenso, non si fa nulla gratis. Questione di dignità.

"Se come scrittore fai schifo puoi sempre fare il giornalista."
(da un film che ho visto giorni fa del quale non ricordo nient'altro)

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Parlai con un ragazzotto che si definiva anarchico perché aveva partecipato con altri coetanei (figli di papà a dire il vero) a dimostrazioni anche violente per proteste contro quello e quest'altro. La delusione fu grande quando scoprii che di anarchia non sapeva proprio niente: anarchia per lui, e quelli come lui, voleva dire fare quel cazzo che ti pare, ribellarsi facendo danni, spaccare robe, non stare a nessuna regola, dare fuoco alle cose e odiare i poliziotti. Come un qualsiasi vandalo, destra o sinistra, basta far casino. Quando gli parlai di Bakunin mi guardò come si guarda uno che sputa rospi e quando dissi Proudhon pensò che fosse un rutto...

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Non so quante cene nella mia vita ho saltato -soprattutto qui in Trentino- perché, dopo teatro, i ristoratori mi dicevano con espressione impassibile che la cucina avrebbe chiuso alle 22. Niente da fare. Irrevocabili, inamovibili, inossidabili.
E allora panini e tante pizze... o addirittura niente.
Per carità, non sono mica morto, anzi...
Ma poi all'improvviso ecco il lockdown. Allora alti lamenti, gemiti e dolorosi pianti, geremiadi aggiunte a implorazioni di assistenza: ahimé, come faremo, disastro, aiutateci, catastrofe...
Ah, sì, eh?
Vendetta.
Tremenda vendetta.
(Solo alcuni locandieri amici ci aspettavano, pazienti: monumento, monumento!)

A Napoli all'una e mezza di notte:
"E' tardi per mangiare?" "Signo' ma che scherzate? Siamo qui apposta!"


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Il cabarettista o pseudo tale che usa il dialetto per

schernirlo, per cercare la risata calcando sugli effetti più

beceri, percorre una scorciatoia vigliacca, lo pugnala alle spalle.

Guardatevi da questi cialtroni. Sono i nostrani “Quaraquaqua”.



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L'inguaribile ottimista si rivolge ancora al senso di responsabilità della gente, forse non sapendo di appellarsi in questo modo ad una minima percentuale della popolazione, quella che purtroppo ben poco influisce sullo svolgersi degli eventi...

Ehi voi,"amici della montagna"!
Quando organizzerete un campionato di bici strazzaboschi in quota con razzo nel culo e lancio dalla vetta con parapendio a Land Rover, sci ai piedi con petardi a valanga e kajak a tracolla in mezzo a palme di gomma con musica a palla ed Happy Hour imbragati sul cròzz? Vorrei iscrivermi e dedicarmi così al vostro "sviluppo" turistico...


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Di una cosa non mi capacito: quando il titolista di un giornale deve scegliere tra un grammo di speranza o una lama di paura sceglie sempre la seconda… Bisogna essere proprio dei gran bastardi...

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Non perdete tempo a discutere con i ciclisti da marciapiede: hanno sempre ragione loro. Sono la classica incarnazione di questi tempi agri: il torto che vuol aver ragione. E i vigili, solerti, chiudono un occhio...

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Un attore principiante dovrebbe chiedersi: "Ma... a casa mia parlo così?". Se la risposta è "No" ci sarà molto da lavorare...

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"C'è un posto nel mio cuore dove le ginestre sono sempre in fiore"
Scritta a pennello su una casa diroccata di Filicudi.

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"Gli uomini sono donne che non ce l'hanno fatta"
(Groucho Marx)

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L'inferno è essere angeli in un corpo che fa la cacca...

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Prima della rappresentazione de "La mia Iliade" in un paese del nostro bel Trentino, il locale assessore alla cultura, casualmente leghista, volle gentilmente presentare la serata. A un certo punto del discorsetto disse che lui, purtroppo, dell'Iliade non sapeva niente perché aveva fatto "giometri", col tono burbero\pratico a voler sottolineare l'inutilità degl'intellettuali. Ma una voce femminile dalla sala gridò con perfidia "Guardi che l'Iliade si fa alle medie!". Lui finse di non aver sentito farfugliando parole in dialetto locale e io dietro il sipario godetti.

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"Spero promitto e buro vogliono l'infinito futuro"

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“Oggi gli uomini di governo sono imposti dalle banche, dai grandi giornali, dalle associazioni industriali; i partiti si sono decomposti in una molteplicità di cricche personali”
Antonio Gramsci nel 1920. (notare la data per favore)

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"Di tutte le arti il teatro è quella che può infastidire di più"
Glynne Wickham

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Qualsiasi tentativo di teatro a distanza è destinato a fallire!
Anzi: non si dà, non è. Il teatro è solo quella cosa lì: non si può mediare.
Possiamo fare del teatro documentato, sì, ma rimangono documentari. Il teatro è per definizione “di presenza”, è l’arte pericolosa.
Se lo riprendi con una telecamera diventa un’altra cosa. Non ci sono altre possibilità.
L’unica possibilità è aspettare, farlo in modo clandestino, non lo so. Ma il teatro su internet fa ridere. È una scemenza, una piccola volgarità. Se qualcuno pensa una cosa del genere, significa che il teatro non sa cos’è.
Romeo Castellucci

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Un giornalista supponente un giorno mi domandò in pubblico:
“Come fa a interpretare il padre lei, che non ha figli?”
Ma si può essere più mentecatti di così? Ma fanno dei corsi?
Ho risposto: se in teatro devo fare la parte di un assassino devo aver ammazzato qualcuno? Coglione.
(L'ultima parola l'ho aggiunta solo mentalmente)

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"Meglio primo in un villaggio che secondo a Roma"
(Giulio Cesare)

"Zucher e sal l'è le robe che fa pù mal!"

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Ancora c'è chi pensa che la "Torre scenica" sia la bizzarria di un architetto estroso che vuole impressionare. Nonostante ciò decide su come costruire un teatro, e non può sapere che lo spazio che non si vede è più importante di quello che si vede. E la trovo una metafora bellissima anche nella vita...

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Finché si andrà a votare "contro" qualcuno e non
"per" qualcuno, la politica non potrà che scadere.


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Eppur si muove...

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