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gio 7 gen 2021
Frammenti

Il cabarettista o pseudo tale che usa il dialetto per

schernirlo, per cercare la risata calcando sugli effetti più

beceri, percorre una scorciatoia vigliacca, lo pugnala alle spalle.

Guardatevi da questi cialtroni. Sono i nostrani “Quaraquaqua”.



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Ehi voi,"amici della montagna"!
Quando organizzerete un campionato di bici in quota con razzo nel culo e lancio dalla vetta con parapendio a monopattino, sci ai piedi con petardi a valanga e kajak a tracolla in mezzo a palme di gomma con musica a palla ed Happy Hour imbragati sul cròzz? Vorrei iscrivermi e dedicarmi così al vostro "sviluppo" turistico...


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Di una cosa non mi capacito: quando il titolista di un giornale deve scegliere tra un grammo di speranza o una lama di paura sceglie sempre la seconda… Bisogna essere proprio dei gran bastardi...

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Non posso dire quel che penso dei mercatini di natale (che qui scrivo apposta minuscolo) né di coloro che ne vanno pazzi (di solito quelli che vendono e l'assessore) perché è meglio così, credetemi.

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Adesso si dice "Congrats!".
Vuol dire che uno si complimenta con te dandoti pure una grattatina...

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Nel mio lavoro so sempre cosa fare la sera... ed è un mestiere dove, se sbaglio, non posso dare la colpa agli altri. Responsabilità e umiltà sono lezioni fortificanti...

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Ma lo sanno gli sciatori come si fa una pista da sci? Io credo di no, perché altrimenti molti di loro non sosterrebbero di amare la montagna mentre la violentano.
Una pista si fa così: si prende un versante della montagna che viene disboscato se è un bosco, spietrato se è una pietraia, prosciugato se è un acquitrino; i torrenti vengono derivati o incanalati, le rocce fatte saltare, i buchi riempiti di terra; e si va avanti a scavare, estirpare e spianare finché quel versante della montagna assomiglia soltanto a uno scivolo dritto e senza ostacoli.
Poi lo scivolo va innevato, perché è ormai impossibile affrontare l’inverno senza neve artificiale: a monte della pista viene scavato un enorme bacino, riempito con l’acqua dei torrenti d’alta quota e con quella dei fiumi pompata dal fondovalle, e lungo l’intero pendio vengono posate condutture elettriche e idrauliche, per alimentare i cannoni piantati a bordo pista ogni cento metri.
Intanto decine di blocchi di cemento vengono interrati; nei blocchi conficcati piloni e tra un pilone e l’altro tirati cavi d’acciaio; all’inizio e alla fine del cavo costruite stazioni di partenza e d’arrivo dotate di motori: questa è la funivia.
Mancano solo i bar e i ristoranti lungo il percorso, e una strada per servire tutto quanto. I camion e le ruspe e i fuoristrada.
Davvero non lo sanno? Non vedono che non c’è più un animale né un fiore, non un torrente né un lago né un bosco, e non resta nulla del paesaggio di montagna dove passano loro? Chi non mi crede o pensa che io stia esagerando faccia un giro attorno al Monte Rosa in estate: sciolta la neve artificiale le piste sembrano autostrade dai perenni cantieri, circondate da rottami, edifici obsoleti, ruderi industriali devastazioni di cui noi stessi malediciamo i padri. (…) Tra cent’anni la vera ricchezza non saranno le piste che abbiamo costruito, ma la montagna che abbiamo lasciata intatta.

Paolo Cognetti

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Stiamo andando a rotoli... ma quanto sono ignoranti oltreché maledetti coglioni e, probabilmente fascisti, quelli che per protestare contro il Green Pass si sono travestiti da ebrei?
Che percezione hanno delle proporzioni? E delle metafore storiche?
Ma che libri hanno letto? Che scuole hanno fatto?

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Non perdete tempo a discutere con i ciclisti da marciapiede: hanno sempre ragione loro. Sono la classica incarnazione di questi tempi agri: il torto che vuol aver ragione. E i vigili chiudono un occhio...

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Oggi vorrei invitarvi a combattere l’arroganza dell’ignoranza. Quelli che quando sbagliano un nome, un verbo, anziché vergognarsene ti dicono “Ma chissenefrega”. Quei giornalisti che per una vita hanno scambiato Schumacher con Maicol all’inglese, anziché il Michael tedesco. Perché loro informano ma non s’informano. Quei cronisti che sbagliano a scrivere i cognomi dei campioni sudtirolesi perché non gliene frega niente, non lo sanno fare, non li sanno rispettare. Perché informano senza informarsi. Il giornalistucolo presuntuoso che scambiò la località “Lago” con un vero lago mai esistito e ci fece pure annegare un pescatore che invece annegò nel vicino torrente. E cosa fece quando gli fu sottolineato l'errore? Rispose ridendo che si capiva lo stesso, tanto... chissenefrega.

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Succede che c'è una ricorrenza, magari tragica: vent'anni fa accadde questo e questo. Ecco allora che uno su Facebook la ricorda. Per la memoria, e fin qui mi sta bene. Ma occorre che dopo altri trecentoventidue individui facciano lo stesso?
L'effetto è controproducente, non trovate?


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Disse che non si vaccinava perché "...chissà cosa c'è dentro". Intanto si accendeva la terza sigaretta. Poi si faceva un hamburger con il ketchup dentro a un panino di quelli confezionati... ma in palestra faceva yoga per "ritrovare se stesso".

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Fascisti e "No Green Pass". Sapevo che sarebbe finita così.
O cominciata? Spero di no. Ma chi ha la memoria corta sicuro che ci casca...


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Groucho Marx diceva che chiunque può far ridere con la volgarità, ma per farlo senza di essa ci vuole un attore vero...

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Perché gli ignoranti pensano sempre di aver ragione? La scienza l’ha spiegato con l’effetto Dunning-Kruger
(una lettura interessante dalla quale estraggo un passaggio):
"(...) Chiunque di noi si è imbattuto in una discussione su Internet nella quale ha incontrato qualcuno talmente convinto della propria opinione da non cambiarla nemmeno dopo una smentita pertinente e inoppugnabile. Questa mancanza di metacognizione porta l'uomo a essere ignorante della propria ignoranza. Una metaignoranza che sorge a causa di una carenza di cultura. (...)"


Georges Brassens, cantautore francese, diceva che "per capire di non essere intelligenti, occorreva esserlo almeno un po'..."

N.B.: Se ne deduce che nessun imbecille pensa di esserlo, attenzione.

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Un attore principiante dovrebbe chiedersi: "Ma... a casa mia parlo così?". Se la risposta è "No" ci sarà molto da lavorare...

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Ho cancellato con notevole “repulisti” tutti quegli “amici” i quali, credendosi pseudo agenzie di stampa a diffusione ansiogena, o virologi da riporto, o saputelli da primo banco, impostavano sulla mia bacheca questioni di vaccino\non vaccino (i più violenti e arroganti sono questi ultimi, sicuramente per paura) con “dibattiti” da latte alle ginocchia, stronzate da sentito dire, terrapiattismi da asilo nido, teorie da scemo chi studia, filosofi da lavastoviglie, prima gli italiani, sudici sudisti, vuoti a perdere, e altro ciarpame da social. Fate quel che volete, padroni, ma non azzardatevi a farmi la predica. Ho cancellato e bloccato senza alcuna pietà gli arroganti, i predicatori, e tutti quelli che godono a diffondere panico da rimbalzo, odio, sospetto, cattiveria e paura assortita senza avere nessun titolo e nessuna prova per farlo. Poi tutti quelli che parlano di dittatura e che evidentemente non hanno mai letto un libro di storia serio, i "fascistelli" che inneggiano alla libertà (solo la loro però), nauseabonda contraddizione in termini.
Avete beccato un virus che nemmeno a martellate…
Il lavoro è lungo, ma continua…

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"C'è un posto nel mio cuore dove le ginestre sono sempre in fiore"
Scritta a pennello su una casa diroccata di Filicudi.

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"Gli uomini sono donne che non ce l'hanno fatta"
(Groucho Marx)

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L'inferno è essere angeli in un corpo che fa la cacca...

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Ci sono ragazzi che invece di andare a ubriacarsi, a fare i vandali, o i naziskin, drogarsi, prendersi a cazzotti e altre amenità fanno (o vorrebbero fare) teatro. Scrivono commedie, vanno alle prove pieni di entusiasmo, si preparano, pensano alla pubblicità, a tutto… eppure non gli danno il teatro dell’oratorio -quasi sempre chiuso- perché? Il custode fa difficoltà come se lo stabile fosse suo e il parroco sembra non interessarsi. Ci credereste? Non parlo di villaggi sperduti in cima al mondo, ma succede in un paese dei nostri, vicino alla città.
Me l’ha raccontato pochi giorni fa un ragazzo di vent'anni o poco più, dal viso pulito, intelligente, educato. Insomma un ragazzo normale, di quelli che “non fanno notizia”, ma con la passione del teatro nel sangue. Col suo gruppo di amici ha già scritto due commedie ma, per metterle in scena, ha patito la lunga trafila di umiliazioni che già conosco. E per cosa? Per accedere ad una struttura che sarebbe lì apposta per loro, come dicono le belle frasi al taglio del nastro, per il loro tempo libero, per toglierli dalla strada e fare un‘esperienza sana, bella, educativa, culturalmente e psicologicamente gratificante.
Niente di tutto ciò. Dinieghi, dubbi, prediche, difficoltà, burocrazie, scarica barile vari… Fatto sta che il teatro rimane lì, muto e chiuso per chissà quali altri nobili e più importanti avvenimenti. Che stentano, peraltro, ad avvenire.
Si potrebbe obiettare qualcosa solo se la struttura in questione fosse di un privato, il quale potrebbe dire “A casa mia invito chi voglio io”, punto e basta. Invece il teatro è della parrocchia, luogo dal quale spesso si levano lamentele sui giovani che non frequentano più gli oratori, che disertano la comunità e altre pietose storie. Ma se chiedono il teatro ecco scaturire mille grattacapi. Ascoltavo il mio amico, che tra pochi giorni sosterrà un esame per essere accolto in una prestigiosa scuola italiana di teatro, e mi venivano le paturnie.
Mi ero illuso, in questi anni, che qualcosa fosse cambiato, rispetto ai tempi della mia giovinezza? Mentre lo stavo a sentire vedevo un giovane bellissimo dai capelli lunghi -ero io- che mendicava teatri da vari responsabili, ecclesiastici e non. Devo anche essere imparziale e dire che ho incontrato persone eccezionali e di un’apertura mentale straordinaria, ma raramente le ho trovate nei posti giusti. Quel manipolo di “grandi”, di cui in mezza riga esaurirei i nomi, prendevano delle decisioni in quattro e quattr’otto, si assumevano le loro responsabilità con chiarezza adamantina. Per moltissima altra gente preposta all’uso dei teatri, invece, mi manca solo di aver fatto l’esame del sangue: tutti gli altri me li hanno richiesti. Ricordo un parroco che voleva correggermi le battute sul copione (l’ho accontentato, ma alla recita ho detto le mie e non se n’è nemmeno accorto) un altro che abbandonò platealmente la sala durante la rappresentazione. Mi sovviene altresì di un prestigioso ed ignorante sponsor che sulla bellissima e preziosa scena di un bravo artista pretendeva lo striscione di plasticaccia del suo negozio… Mentre il ragazzo raccontava mi dicevo: erano altri tempi. O no? Però ora i ragazzi sono tutti delinquenti, magari vogliono il teatro per dargli fuoco. No, meglio tenerlo lì, chiuso, non si sa mai.


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In caso di pioggia il parroco non concede il teatro per paura della pandemia. Però dice messa in chiesa. Allora se piove si recita in chiesa, ho capito giusto? Non ho sentito nessuna disposizione a proposito di chiese... Lì tutto va bene e nessuno si azzarda...

San Cyrano proteggimi da quelli col naso di fuori..!

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Prima della rappresentazione de "La mia Iliade" in un paese del nostro bel Trentino, il locale assessore alla cultura leghista volle gentilmente presentare la serata. A un certo punto del discorsetto disse che lui, purtroppo, dell'Iliade non sapeva niente perché aveva fatto "geometri", come a dire dell'inutilità degl'intellettuali. Ma una voce femminile dalla sala gridò con perfidia "Guardi che l'Iliade si fa alle medie!". Lui finse di non aver sentito e io dietro il sipario godetti.

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"Se a Trent no te fai niente i te critica.
Ma se te fai qualcòss i te massacra!"
(me nono)

"Se a Trent te vanzi su, i te sgualìva!"
(me nono 2, la vendetta)

Sentite per la strada:

1: "Ma quel Merler, bévelo?"

2. "E l'è anca avocato?!?"




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"Spero promitto e buro vogliono l'infinito futuro"

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“Oggi gli uomini di governo sono imposti dalle banche, dai grandi giornali, dalle associazioni industriali; i partiti si sono decomposti in una molteplicità di cricche personali”
Antonio Gramsci nel 1920. (notare la data per favore)

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"Di tutte le arti il teatro è quella che può infastidire di più"
Glynne Wickham

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Qualsiasi tentativo di teatro a distanza è destinato a fallire!
Anzi: non si dà, non è. Il teatro è solo quella cosa lì: non si può mediare.
Possiamo fare del teatro documentato, sì, ma rimangono documentari. Il teatro è per definizione “di presenza”, è l’arte pericolosa.
Se lo riprendi con una telecamera diventa un’altra cosa. Non ci sono altre possibilità.
L’unica possibilità è aspettare, farlo in modo clandestino, non lo so. Ma il teatro su internet fa ridere. È una scemenza, una piccola volgarità. Se qualcuno pensa una cosa del genere, significa che il teatro non sa cos’è.
Romeo Castellucci

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Un giornalista supponente un giorno mi domandò in pubblico:
“Come fa a interpretare il padre lei, che non ha figli?”
Ma si può essere più mentecatti di così? Ma fanno dei corsi?
Ho risposto: se in teatro devo fare la parte di un assassino devo aver ammazzato qualcuno? Coglione.
(L'ultima parola l'ho aggiunta solo mentalmente)

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"Meglio primo in un villaggio che secondo a Roma"
(Giulio Cesare)

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"Zucher e sal l'è le robe che fa pù mal!"

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Ancora c'è chi pensa che la "Torre scenica" sia la bizzarria di un architetto estroso che vuole impressionare. Nonostante ciò decide su come costruire un teatro, e non può sapere che lo spazio che non si vede è più importante di quello che si vede. E la trovo una metafora bellissima anche nella vita...

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Finché si andrà a votare "contro" qualcuno e non
"per" qualcuno, la politica non potrà che scadere.


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Eppur si muove...

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