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gio 7 gen 2021
Frammenti

Credo che dopo lo scioglimento dei ghiacciai, ci sia solo il turismo di massa per la disgrazia delle nostre montagne. Figli della "promozione turistica" che ammalia senza educare vanno in processione verso il baratro senza nemmeno sapere dove si trovano. Purché abbiano pagato, sia chiaro.

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Scopro oggi con piacere che gli albergatori lavorano per il bene comune. Ammazza..! Avevo un concetto diverso di "bene comune", ma evidentemente è obsoleto, di quando ancora c'era il pudore...

(...) Ogni attore, se completo, deve provare più registri proprio perché fa l’attore e basta. Cosa vuol dire se no attore dialettale? O attore comico, come piace a certe semplificazioni giornalistiche? È come dire ciclista pedalatore, amazzone cavalcatrice o nuotatore d'acqua. Piuttosto guardiamoci da chi si definisce “attore” e fa un altro lavoro. L’artista vero deve vivere della sua arte e solo di quella. Non può fare anche il commercialista, l’assicuratore o lavorare al Comune. So che non è facile, specialmente da voi con la tradizione delle filodrammatiche, recepire questo concetto, ma è fondamentale per chiamarsi artisti. Si fa presto a dirsi attore col culo al caldo..." (cit)

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Mio padre non ha mai detto di fare l'attore, che io ricordi.
Se gli chiedevano che mestiere facesse lui rispondeva sempre: "L'impiegato." Perché quello era il suo lavoro.

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Quest'anno - grazie alla nostra sperimentata educazione alla
montagna e grazie ai nostri "valorizzatori" - i "turisti" proveranno a camminare sulle acque...



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A prima vista pensai che gli fosse scoppiata la cartuccia della stampante tra la spalla e il collo, ma una volta avvicinatomi vidi che erano tatuaggi…

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Di quanti su Facebook si sono autoproclamati opinionisti, per fregola frustrata, me ne faccio un baffo.

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Oggi in via Veneto a Trento c'è festa: è stato visto un vigile urbano!



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Rileggete bene quel che scrivete quando postate qualcosa, e poi leggete ancora, perché della "Lasagna al porno" io non ho mai sentito parlare... e nemmeno "Auguri a rutti".

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Poi trovi il critico da "puzza al naso", quello col ghigno sprezzante da "iosonointelligentepiùdite" che ti giudica oggi per lavori degli anni novanta. Un grafomane ritardato. Un frustrato che non sarebbe capace di fare un decimo di quello che hai fatto tu. Ti giudica perché gli fai rabbia.
Un cretino dal campo visivo limitato ad una fessura.

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“I souvenir sono quegli oggetti che comperiamo perché ci ricordino un luogo che ci è piaciuto”.
(Un antropologo locale alla radio. Porca troia, ma quanto avrà studiato?)


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Ricordo ancora quegli "imprenditorini" locali che, quand'ero giovane, mi lusingavano dicendo "Non ti posso pagare, sai, ma tieni presente che ti offro l'occasione per farti conoscere: vieni lì, racconti quattro "monade" e poi te ne vai. Eh?".
Ma 'nnate a 'ffanculo, va', come dicono a Roma (e non solo)!

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"Se come scrittore fai schifo puoi sempre fare il giornalista."
(da un film che ho visto giorni fa del quale non ricordo nient'altro)

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Non mi dispiace questa Italia che resiste e sopravvive nonostante i suoi politici...



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Siccome allo stupido piacciono solo i pomodori, sputa sulle carote.

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Parlai con un ragazzotto che si definiva anarchico perché aveva partecipato con altri coetanei (figli di papà a dire il vero) a dimostrazioni anche violente per proteste contro quello e quest'altro. La delusione fu grande quando scoprii che di anarchia non sapeva proprio niente: anarchia per lui, e quelli come lui, voleva dire fare quel cazzo che ti pare, ribellarsi facendo danni, spaccare robe, non stare a nessuna regola, dare fuoco alle cose e odiare i poliziotti. Come un qualsiasi vandalo, destra o sinistra, basta far casino. Quando gli parlai di Bakunin mi guardò come si guarda uno che sputa rospi e quando dissi Proudhon pensò che fosse un rutto...

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Brecht e le banche;
"Cos'è rapinare una banca in confronto a fondare una banca?"


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Non so quante cene nella mia vita ho saltato -soprattutto qui in Trentino- perché, dopo teatro, i ristoratori mi dicevano con espressione impassibile che la cucina avrebbe chiuso alle 22. Niente da fare. Irrevocabili, inamovibili, inossidabili.
E allora panini e tante pizze... o addirittura niente.
Per carità, non sono mica morto, anzi...
Ma poi all'improvviso ecco il lockdown. Allora alti lamenti, gemiti e dolorosi pianti, geremiadi aggiunte a implorazioni di assistenza: ahimé, come faremo, disastro, aiutateci, catastrofe...
Ah, sì, eh?
Vendetta.
Tremenda vendetta.

(Solo alcuni locandieri amici ci aspettavano, pazienti: monumento, monumento!)

A Napoli all'una e mezza di notte:
"E' tardi per mangiare?" "Signo' ma che scherzate? Siamo qui apposta!"


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Il cabarettista o pseudo tale che usa il dialetto per

schernirlo, per cercare la risata calcando sugli effetti più

beceri, percorre una scorciatoia vigliacca, lo pugnala alle spalle.

Guardatevi da questi cialtroni. Sono i nostrani “Quaraquaqua”.



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L'inguaribile ottimista si rivolge ancora al senso di responsabilità della gente, forse non sapendo di appellarsi in questo modo ad una minima percentuale della popolazione, quella che purtroppo ben poco influisce sullo svolgersi degli eventi...

Ehi voi,"amici della montagna"!
Quando organizzerete un campionato di bici in quota con razzo nel culo e lancio dalla vetta con parapendio a monopattino, sci ai piedi con petardi a valanga e kajak a tracolla in mezzo a palme di gomma con musica a palla ed Happy Hour imbragati sul cròzz? Vorrei iscrivermi e dedicarmi così al vostro "sviluppo" turistico...


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Di una cosa non mi capacito: quando il titolista di un giornale deve scegliere tra un grammo di speranza o una lama di paura sceglie sempre la seconda… Bisogna essere proprio dei gran bastardi...

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Non perdete tempo a discutere con i ciclisti da marciapiede: hanno sempre ragione loro. Sono la classica incarnazione di questi tempi agri: il torto che vuol aver ragione. E i vigili chiudono un occhio...

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Un attore principiante dovrebbe chiedersi: "Ma... a casa mia parlo così?". Se la risposta è "No" ci sarà molto da lavorare...

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"C'è un posto nel mio cuore dove le ginestre sono sempre in fiore"
Scritta a pennello su una casa diroccata di Filicudi.

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"Gli uomini sono donne che non ce l'hanno fatta"
(Groucho Marx)

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L'inferno è essere angeli in un corpo che fa la cacca...

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Prima della rappresentazione de "La mia Iliade" in un paese del nostro bel Trentino, il locale assessore alla cultura, casualmente leghista, volle gentilmente presentare la serata. A un certo punto del discorsetto disse che lui, purtroppo, dell'Iliade non sapeva niente perché aveva fatto "geometri", facendo intendere col tono burbero l'inutilità degl'intellettuali. Ma una voce femminile dalla sala gridò con perfidia "Guardi che l'Iliade si fa alle medie!". Lui finse di non aver sentito farfugliando parole in dialetto locale e io dietro il sipario godetti.

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"Spero promitto e buro vogliono l'infinito futuro"

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“Oggi gli uomini di governo sono imposti dalle banche, dai grandi giornali, dalle associazioni industriali; i partiti si sono decomposti in una molteplicità di cricche personali”
Antonio Gramsci nel 1920. (notare la data per favore)

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"Di tutte le arti il teatro è quella che può infastidire di più"
Glynne Wickham

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Qualsiasi tentativo di teatro a distanza è destinato a fallire!
Anzi: non si dà, non è. Il teatro è solo quella cosa lì: non si può mediare.
Possiamo fare del teatro documentato, sì, ma rimangono documentari. Il teatro è per definizione “di presenza”, è l’arte pericolosa.
Se lo riprendi con una telecamera diventa un’altra cosa. Non ci sono altre possibilità.
L’unica possibilità è aspettare, farlo in modo clandestino, non lo so. Ma il teatro su internet fa ridere. È una scemenza, una piccola volgarità. Se qualcuno pensa una cosa del genere, significa che il teatro non sa cos’è.
Romeo Castellucci

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Un giornalista supponente un giorno mi domandò in pubblico:
“Come fa a interpretare il padre lei, che non ha figli?”
Ma si può essere più mentecatti di così? Ma fanno dei corsi?
Ho risposto: se in teatro devo fare la parte di un assassino devo aver ammazzato qualcuno? Coglione.
(L'ultima parola l'ho aggiunta solo mentalmente)

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"Meglio primo in un villaggio che secondo a Roma"
(Giulio Cesare)

"Zucher e sal l'è le robe che fa pù mal!"

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Ancora c'è chi pensa che la "Torre scenica" sia la bizzarria di un architetto estroso che vuole impressionare. Nonostante ciò decide su come costruire un teatro, e non può sapere che lo spazio che non si vede è più importante di quello che si vede. E la trovo una metafora bellissima anche nella vita...

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Finché si andrà a votare "contro" qualcuno e non
"per" qualcuno, la politica non potrà che scadere.


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Eppur si muove...

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