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lun 7 dic 2020
Potrebbe essere

Questo potrebbe essere il manifesto di un mio futuro monologo divertente che sto ultimando, sempreché le cose vadano nel verso giusto. Ci riuscirò? Lo farò mai? E se sì quando? E se sì con chi? Ho scelto una foto del Tour de France del '59 con Alejandro (Federico) Martìn Bahamontes che stacca tutti in salita...
Adesso è forzatamente di moda il teatro cosiddetto in streaming (inglese, naturalmente perché l'italiano non lo sappiamo più) che, tradotto, vuol dire "teatro triste". Anzi tristissimo. Non è televisione, non è teatro, non è cinema, cos'è? a me fa venire il mal di palle. E ci sono tv che te lo chiedono pure gratis, approfittando del momento di merda che stiamo attraversando! Ma fatemi capire: uno sputa l'anima per scrivere e allestire uno spettacolo, passa ore gobbo alla scrivania come Leopardi e voi lo volete gratis? Ma allora siete degli avvoltoi.
Mio nonno vi direbbe "Cori che 'l piove!".
Scusate lo sfogo.

Pensavo comunque di intitolarlo "Bocinbici", sottotitolo "Volevo far el coridor". Almeno fin qui ci siamo e non mi dispiace...

Come va il suo Giro d’Italia?
Bene, dai, per quelo. Me contenterìa de finirlo…

Punta a qualche vittoria di tappa?
Mah… sono un umile gregario, porto le borracce… perché anca mi, quando i va ‘n salita e i tira… Se fa prest a zigàr “Boracia! Boracia”… férmete alora, aspéteme… no son miga Bartali! Fago quel che podo… el pù dele volte arivo al traguardo pien de borace che nessun ha mai doprà… e me toca anca svoidàrle!

Ma alla terza tappa, la Borgo Pinco- Vigo Pallino, si è piazzato secondo!
I è cascadi tuti… No so gnanca mi come che ho fat. Zercavo de piazzàr le borace e son passà ‘n mez… rode, cane, ragi, bici boci... l’è sta en casìn. El belga che ha vinzù no’l s’ha gnanca nascòrt i ha dovù fermarlo a scopeloni dopo ‘l traguardo… robe, robe…

Insomma le borracce sono il suo cruccio…
Ghe n’è dapertut anche perché le vola via dal gruppo quando i l’ha finide. Zerti i le tra anca ‘ndrìo, cossì… e chi èl che gh’è endrio, mi… devo star atento a no ciapàrle en facia, che zà g’ho le mie…

Per il momento lo scrivo e mi diverto io, poi magari, chissà: se quelli delle code allo skilift, dell'happy hour, delle processioni in montagna, delle feste in piscina e quelli del "Dottore, dottore del buco del cul!" i negazionisti, i terrapiattisti, gli sgarbi vari, i neo fascisti che gridano alla dittatura sanitaria (e sì che loro dovrebbero intendersene...) i politici che fanno politica perché nella vita hanno fallito, i fascisti inconsapevoli, i razzisti beceri, quelli dal naso di fuori, quelli che per fumare se la tirano giù, ci permetteranno di sopravvivere arrivandoci da soli (cosa di cui dubito fortemente) allora, chissà, forse ci potremo divertire insieme. Vedremo.
E'difficile uscirne per merito di questa umanità a meno che il virus non si suicidi per i cazzi suoi.

Ma torniamo al monologo...
In breve racconterò la mia idea di bicicletta, la sua filosofia, l'estetica, dalla tecnica ai grandi miti, pregi e difetti dei ciclisti odierni e altre amenità... Una personalissima storia del ciclismo epico vista dalla mia angolatura, senza pretese storiche, dal mio buco della serratura, dal caleidoscopio dei sogni...

Estratti



Imitavamo le grandi imprese. Allora -anni 50/60- lo sport aveva pionieri duri. Gente che, cresciuta durante la guerra, sapeva cos’era il sacrificio, la paura, la fatica, il dolore fisico e quello della rinuncia… E il ciclismo metteva in luce la Gloria col “gì-elle” maiuscolo. Un alone di leggenda, un’aoreola luminosa seguiva la polvere e il sangue degli eroi! E delle loro imprese si parlava per mesi, per anni…

La Maria Rosa la era bellissima, quando la parlava se sentiva le campane din don dan e i òci pareva laghetti de montagna dove il salmerino baluginava argenteo.
La caminava come i bambi de Walt Disney e se te la ‘ncontravi senza aspetàrtelo te se fermava tuta la catena di distribuzione, saltava la turbina e te restavi lì come en mona… La amavo segretissimamente, nei me sogni la vedevo sorgere da drio la Paganella e tramontar mai… ma quando al manubrio dela me bici la g’ha ciamà “el volante” ha bestemmiato! Ne sen messi tuti a sghignazzàr come barbari e l’èi scampada pianzendo.
Cossì l’ho 'mpiantada…


***

"Alejandro (detto Federico) Martìn Bahamontes, “grimpeur” spagnolo, l’aquila di Toledo. Uno dei più grandi scalatori di tutti i tempi. Durante la guerra civile spagnola la famiglia è costretta a fuggire da Toledo perché il padre si è rifiutato di collaborare con la Milizia. Federico, che in realtà si chiama Alejandro, vive nascosto in uno scantinato ed ha sempre fame. Per sfuggire ai gendarmi che lo rincorrono perché faceva il mercato nero si nasconde nell’acqua stagnante di una palude e si becca la febbre tifoide. Perde tutti i capelli e si salva per miracolo. Dopo la guerra fa il servo contadino, l’apprendista falegname, il pastore, il fruttivendolo e il muratore. La prima bici la compra per trenta pesos da un fabbro, si iscrive a una gara e arriva secondo. La maglia di lana gliel’ha ricamata la sorella e la scritta dice:
“F. Martìn”.
Nel 59 vince il tour, staccando tutti sulle grandi salite."

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