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mar 21 set 2004
Un'esperienza bellissima con Liliana Cavani

Due ricordi non cancellerò mai nella mia vita artistica: il primo è Dario Fo che nella penombra delle quinte mi domanda: «Dimmi cosa devo fare!» (1991); il secondo è quello di Liliana Cavani che mi fa «Andrea, prendi questa sedia, vieni qui e aiutami». L'ultimo naturalmente è il più recente e riguarda le riprese della fiction su Degasperi dove sono stato impiegato nel ruolo di Amedeo, il padre.

con Fabrizio Gifuni in una pausa

La regista ancor prima di cominciare si mostra insoddisfatta dei dialoghi della nostra scena (nei giorni precedenti avevo ricevuto ben due telefonate dai suoi "aiuti" con aggiunte e tagli) perché la sceneggiatura originale in quel punto pareva un po' ingessata. Avevo avuto all'inizio questa impressione anch'io, ma che faccio, mi metto a discutere la sceneggiatura in un film diretto dalla Cavani ("Il portiere di notte", "Francesco d'Assisi", "Il gioco di Ripley", ecc.)? La regista sul set me li legge, li scambia, li gira, prova a camuffarli, a sporcare, ne aggiunge...
Sospira e poi mi fa «È uno scambio di battute in casa tra padre e figlio, poi entra la mamma... non parlavano di certo così... ci vuole un linguaggio familiare... Come verrebbe in dialetto?».
Gliela faccio in dialetto e lei. «Non c'è neanche paragone, bravo. La facciamo in dialetto!». Mentre per Chiara Turrini (la mamma) non ci sono problemi, Fabrizio Gifuni (il giovane Alcide Degasperi) mi guarda e mi si attacca come un vecchio amico per la traduzione delle sue battute che, con un'abilità notevole, s'impara a memoria. Seguono le aggiunte (tante) che tra un ciak e l'altro vengono fatte da una Cavani sempre attenta e pronta. Mi sento non a casa mia, ma sul divano di casa mia! Pensate che do al giovane Degasperi del "testón" da "come sei testardo." Chiedo alla regista «Meglio dire testardo o testón?" e lei "Testón!». Una soddisfazione.
Infine nelle pause della lavorazione ci siamo intrattenuti a parlare io del lavoro e lei del suo dialetto della zona di Carpi, di quello mantovano, delle differenze e via così amabilmente. Un pomeriggio da ricordare, senza più barba e basette, ma con i baffoni finti...

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