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lun 19 nov 2018
Pallone, le recensioni!

LUGANO 2018 - "Avevo un bel pallone rosso"

di Angela Demattè, regia di Carmelo Rifici, con Francesca Porrini
e Andrea Castelli






Qui sono stato ripagato di tutto, fatiche, amarezze, invidie, freddi silenzi e dispettucci che allignano nell'ingrata Kanederland.

foto L. Del Pia

LUGANO -"(…) Con la regia di Carmelo Rifici un grande testo in scena con Andrea Castelli strepitoso e Francesca Porrini non da meno. Abbiamo aperto il FIT Festival, tra reale e ideale, come meglio non potevamo!"
Paola Tripoli (direttrice del FIT, Festival Internazionale del Teatro e della Scena contemporanea di Lugano) 27 settembre 2018

LUGANO- "Sono rimasto FOLGORATO dall’attore Andrea Castelli. Spaventosamente bravo. Se la perfezione non esiste, diciamo che lui ci si avvicina molto. Impressionante la sua pulizia, la sua presenza scenica, il suo continuo lavorare con il corpo. Che bello!!!"
Mirko D'Urso, Direttore artistico del Centro MAT
Lugano 28 settembre 2018.

LUGANO - "(…) Ma il vero protagonista è il padre, di cui Andrea Castelli rende con straordinaria adesione una variegata gamma di sentimenti, smarrimento, incredulità, penoso sforzo di ignorare ciò che già gli è chiaro, ansia di capire, senso di colpa per non riuscire a capire, affetto che sopravvive nonostante tutto."
Renato Palazzi "Il Sole 24 ore" 23 ottobre 2018.

TORINO- (…) Andrea Castelli a tratti commuove nel restituirci il buon senso e la prudenza di un padre che, nonostante gli eventi, non smette di amare quella figlia con la quale non è mai riuscito a parlare come avrebbe voluto (…)
Osvaldo Guerrieri - La Stampa 25 ottobre 2018

MILANO - (…) Bravi Francesca Porrini, che disegna con bel tratto la parabola da discola ingenua a impietosa brigatista, e Andrea Castelli, un padre che ha sempre seguito la figlia, dalla clandestinità alla morte, impotente, ferito e frastornato."
Magda Poli - 4.11.'18 Corriere delle Sera"

MILANO - (…) E’ il caso di questo padre, interpretato con straziante e imponente bravura da Andrea Castelli, davvero monumentale nel suo continuo confronto con la figlia, l’altrettanto magistrale Francesca Porrini, abilissima ad insinuare gradualmente, nel carattere ingenuamente montanaro di Margherita, quel pensiero che la porterà a diventare la durissima compagna Mara. Al Piccolo fino al 4 novembre.
Massimiliano Coralli 2.11.'18 Milano teatri

MILANO - (…) E sono bravi i due interpreti a restare in equilibrio tra naturalismo ed epicità. Francesca Porrini e Andrea Castelli, amorevolissimo papà.
Anna Bandettini, La Repubblica 28.10.'18

MILANO- (…) Ottimi i due attori Andrea Castelli e Francesca Porrini, mai retorici e capaci di ricreare un ambiente domestico e familiare attraverso una recitazione naturale ma capace di andare al di là di un semplice calco mimetico. Vi è sempre l’impressione che gli attori siano nello stesso tempo dentro la parte e fuori di essa, quasi brechtianamente capaci di vedere il personaggio anche dall’esterno in maniera critica."
Enrico Pastore - Rumor(s)cena", Torino ottobre 2018.

MILANO- (…) Gli interpreti di questa vicenda, di questo pezzo di storia italiana, sono Andrea Castelli, che ha saputo restituirci con molta verità e umanità il personaggio del padre, e Francesca Porrini, che ben delinea l’escalation di Margherita-Mara (…)
Maria Grazia Gregori - Teatro. It
Milano, ottobre 2018.

MILANO - (…) uno spettacolo coinvolgente dall'inizio alla fine e ben orchestrato dalla regia al testo (complimenti a Carmelo Rifici e ad Angela Demattè) ai due bravissimi attori (straordinario Andrea Castelli!), fino all'aspetto musicale da non trascurare. (…)
Cristina Cappellini - Piccolo Teatro di Milano su Twitter
Novembre 2018.

NOVARA- (…) Andrea Castelli, commovente in ogni singola parola e gesto, fortissimo come il meraviglioso dialetto dei papà.
Alberto Dell’acqua 9 novembre'18

NAPOLI- (…) Inutile dire, a questo punto, dell’aderenza ai loro personaggi, un’aderenza persino spasmodica, da parte di Francesca Porrini e Andrea Castelli, bravi fino ad essere commoventi…(…)
Enrico Fiore "Controscena.it" 11 dicembre 2018.

NAPOLI- (…) ideale che, si badi, è pure quello del padre, l’eccezionale Andrea Castelli, interpretazione eccelsa proprio perché vissuta molto più al di dentro di un dramma che non esteriormente (…) che preferisce nutrirsi di silenzi e di trattenuti gesti, piuttosto che di lacrime e di capelli strappati.
Luigi Paolillo "fermataspettacolo.it" 16 dicembre 2018

NAPOLI- (…) Il talento dei due attori, Andrea Castelli e Francesca Porrini, non passa certo inosservato. L’interpretazione di lui è particolarmente degna di menzione: Castelli ci fa desiderare di sedere al posto di Margherita per il solo fatto di poter essere interlocutori in un confronto tanto impetuoso quanto profondo (…)
Maria Ponticelli "scenecontemporanee.it" 27 dicembre 2018

Qui di seguito invece un estratto delle belle recensioni all'edizione del 2010, quando la parte di Mara era intepretata dalla stessa autrice Angela Demattè. Lo spettacolo allora fu prodotto dallo stabile bolzanino diretto da Marco Bernardi e sempre con la regia di Carmelo Rifici.




(…)
Nello spettacolo della Demattè si assiste a un progressivo, drammatico mutamento attraverso il dialogo serrato, intenso, doloroso con il padre della Cagol, un uomo semplice, anche lui inesorabilmente normale, nella magistrale interpretazione di Andrea Castelli. E uscendo dal teatro si è costretti a riflettere, avendo la sensazione di non aver perso una serata.

Emilia Costantini / Corriere della Sera


Quel dialogo col padre e con la storia della brigatista Mara
nella bella scenografia di Guido Buganza (…) un Andrea Castelli che ottimamente incarna il conflitto emotivo e generazionale per quella figlia ribelle e dalle strane idee che frequenta cattive compagnie e che nemmeno il matrimonio con quel Renato sistemerà, e la stessa Angela Demattè che da timida ragazza di buona famiglia diviene poco a poco (anno dopo anno) sempre più decisa e fredda ma incapace di rompere con il padre. Da vedere.

Luca Vido / Il Giorno


Mara, gli anni di piombo da Trento alle Br
Di questo si parla in Avevo un bel pallone rosso della trentenne Angela Demattè, Premio Riccione 2009, ma da una prospettiva sghemba, minimal-familiare, dove la Storia viene filtrata dal rapporto tra Margherita e suo padre, tratteggiato da Andrea Castelli con sobria quanto commovente sensibilità.

Claudia Cannella /Hystrio


Quel che affascina di questo spettacolo – così lineare, pulito, verrebbe da dire “tradizionale” – è proprio l’evoluzione del linguaggio, la dialettica. La tensione padre-figlia si muta, infatti sottilmente e inesorabilmente, in un dialogo che assume toni sconcertanti di una incomunicabilità dovuta a vocabolari, dizionari, lingue sempre più lontane.

Andrea Porcheddu / Del Teatro.it


Quel bel pallone rosso
Un testo maturo, che affronta il tema degli anni di piombo, a partire dal conflitto generazionale più classico: quello tra un padre “per bene”, piccolo borghese, cattolico, animato da un affetto sincero ma sobrio che non indugia in “smancerie” (un bravissimo Andrea Castelli), e sua figlia universitaria iscritta a sociologia, conquistata alle tesi del materialismo dialettico (la stessa Demattè).


Alessandra Bernocco / Europa



Che emozione, quel Sessantotto trentino!
Sotto il profilo storico, il maggior merito di Avevo un bel pallone rosso (e della messa in scena del regista Carmelo Rifici) sta nel sottolineare senza infingimenti come il terrorismo fu – anche – un frutto delle sacrestie e delle parrocchie, per l’estrema facilità con cui tanti personaggi di quella stagione passarono dall’oratorio alla lotta armata. (…)

Umberto Gandini / Alto Adige


(…) E proprio Andrea Castelli dà qui conferma, se mai ve ne fosse stato ancora bisogno, del suo grande talento attoriale. Nel detto come nel tanto non detto presente nello spettacolo, Castelli non pare nemmeno recitare una parte, ma si dimostra capace di essere quella parte: sul palco vediamo un uomo consumato dalla preoccupazione e dal dolore, un uomo al quale le parole rimangono spesso sospese nel tragitto tra il cuore e le labbra, che riesce ad invecchiare senza trucco, procurandosi addosso il peso di anni trascorsi nell’apprensione. (…)

Claudia Gelmi / Corriere del Trentino


Fra chitarra e mitra un filo rosso d’amore lega ideali e tragedie
Nella rappresentazione colpisce la straordinaria interpretazione di Andrea Castelli (forse una delle sue più intense) della figura del padre, la capacità di farne un personaggio vero. Il padre riassume su di sé un “trentinismo” un po’ scontato, ma Castelli lo riscatta restituendo una sofferta umanità alla verità di un uomo. (…)
Franco de Battaglia / Il Trentino

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