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sab 14 mag 2016
Albo d'oro

"La mia Iliade"
(...) Una vera fenomenologia della guerra. (…) C’è però nel lavoro di Castelli la parte relativa a Zeus, nella quale il dio-“imperator” rivela che gli uomini sono stati fabbricati in laboratorio dagli alieni-superni e devono “giocare il loro ruolo”. Ogni attore dell’immane tragedia ha la sua parte con alcune battute comico-grottesche in dialetto (trentino, vicentino, o il romenesco dello sbruffone-coatto Achille), ma a prevalere è appunto , per dirla pirandellianamente, la “corda” seria\epica\tragica anche perché gli orrori della carneficina bellica consentono pochi e ben limitati scherzi. Odissei\Ulisse qui, con Castelli non fa una bella figura, non tanto per il cavallo di Troia, quanto per le molte uccisioni finali. E lo spettacolo si chiude, significativamente, con “The End” di Jim Morrison (The Doors).
Eugen Galasso – “Cenerentola” (Bolzano)



(...) La critica dei quotidiani, al contrario, ci sembra aver accolto meno positivamente l’operazione. A noi di Questotrentino, invece, la versione castelliana dell’Iliade è piaciuta molto: una voce fuori dal coro, come da fiera tradizione. (...) Ecco quindi un Achille “dall'ira funesta” romanesco in quanto forte e gradasso, Paride “bello come un Dio”, la bellezza egocentrica di Elena, la rozzezza di Menelao, un Agamennone potente e arrogante dall'accento veneto. La tensione patetica data da Priamo padre di cinquanta figli, la tragicità di Cassandra veggente inascoltata, la scelta di prendere di Ulisse l'inquietante tenebrosità.
Ivan Ferigo - Questotrentino - "La mia Iliade"

Solo sul palco, lo domina in ogni momento (...) interpretando in modo vero e senza scrupoli i soggetti della vicenda, tutti fortemente caratterizzati non soltanto nei loro modi di fare, ma anche nel loro linguaggio.
Ana Andros - CoolTour Bozen - "La mia Iliade" Teatro Cristallo, Bolzano.

con Giovanni Vettorazzo ne "El Faìna" (Boldrin).


L’operazione linguistica di Castelli ha il pregio di non tradire la fisicità e la potenza comunicativa propria del commediografo rinascimentale. Inoltre, nello scrupoloso lavoro drammaturgico, le vicende dei due Dialoghi sono trasferite in due diversi contesti storici. Il primo risulta contestualizzato dopo la prima Guerra Mondiale, con il reduce smanioso di ritrovare la moglie e che, nel racconto tutto grottesco della sua esperienza, denuncia la brutalità bellica; il secondo si cala in un’atmosfera posteriore di una decina d’anni. Protagonista dei due episodi è lo stesso Castelli, che si misura con abilità e sicurezza creativa con i due complessi personaggi ruzantiani.
Claudia Cannella - Hystrio, "L'alpin che torna dala guera"
e "El Faìna", due Dialoghi di Ruzante. Regia di Marco Bernardi. Bolzano teatro Studio


Nello spettacolo della Demattè si assiste a questo progressivo, drammatico mutamento attraverso il dialogo serrato, intenso, doloroso con il padre della Cagol, un uomo semplice, anche lui inesorabilmente normale, nella magistrale interpretazione di Andrea Castelli.
Emilia Costantini - "Avevo un bel pallone rosso" Corriere della Sera, Roma, Piccolo Eliseo.

nella foto sopra (Boldrin) con Angela Dematté

...dove la Storia viene filtrata dal rapporto tra Margherita e suo padre, tratteggiato da Andrea Castelli con sobria quanto commovente sensibilità.
Claudia Cannella - "Avevo un bel pallone rosso"Hystrio. Milano, teatro Litta.

Si sviluppa così una sorta di flusso di coscienza fino alla descrizione angosciosa e angosciata di quel pomeriggio da inferno reso con molta partecipazione dall’interprete, Andrea Castelli, non dimentico della lezione attorale di un Marco Paolini, o di un Marco Baliani, ma anche di quella più dichiaratamente satirica di un Dario Fo.
Mario Brandolin, "Quel che non si può dire" di P. Loperfido, Messaggero Veneto, Trieste, Politeama Rossetti.

Marco Bernardi ha fatto mettere in scena il testo dallo Stabile di Bolzano affidando la regia a Paolo Bonaldi e l'interpretazione ad Andrea Castelli, attore popolare in Alto Adige ma non conosciuto come meriterebbe altrove (al Litta fino al 24).
Ugo Ronfani - "Il Giorno" 20\3\02 per "Il racconto del Cermìs

"Cermìs", foto Pedrotti

"Con Rifici, in particolare, instaura un rapporto di profonda collaborazione, interpretando numerose sue regie di testi moderni e contemporanei: come per esempio Il nemico di Julien Green nel 2007, La testa del profeta di Elena Bono nel 2009, Buio di Sonia Antinori nel 2010, Sanguinare inchiostro di Andrea Castelli nel 2014." (...)
Dalla biografia di Tindaro Granata dal libro "Familiae", Cuepress, Milano.

nella foto sopra con Carmelo Rifici

Lo spettacolo poggia su una regia solida e misurata, con un disegno riuscito dei personaggi, in particolare dell'ispettore Mohr, magistralmente interpretato da Andrea Castelli, e dei fratelli Hans (Alessio Genchi) e Sophie (Irene Villa).
Laura Timpanaro Krapp's Last Post (www.klpteatro.it) per "La rosa bianca" 18 Febbraio 2013

...nel camerino del primo attore al Piccolo...

Poi mi dicono che i linguaggi descrittivi sono diversi e che la critica de “L’Adige” ha bocciato lo spettacolo (particolare molto rilevante se chi va a vedere uno degli spettacoli più toccanti delle ultime stagioni continua a chiedersi “ma quella che cazzo ha visto?!”).
Invece lo spettacolo è forte, intenso, impegna lo spettatore sia dal punto di vista mentale che da quello emozionale. Le scene si susseguono con un ritmo incalzante. Non c’è mai tempo di riflettere su quello che si è appena visto che già bisogna ributtarsi nella scena successiva e nelle emozioni che i bravissimi attori trasmettono.

by www.Jokoshow.it Brixen - Bressanone, per "Sanguinare inchiostro"

Ma tutto viene salvato da Andrea Castelli, ottimo "mattatore" in questo monologo non sempre felicissimo, convincente in ogni momento dello spettacolo.
Eugen Galasso, "La scelta di Cesare" "Kritika" - Bolzano, teatro Studio.

Il testo trova l'interprete ideale in Andrea Castelli, attore - orchestra che dà il colore di una varia umanità al suo personaggio, ne fa un montanaro semplice e giusto che parla, straziato, a nome della sua valle oltraggiata e delle vittime.
Ugo Ronfani - Quel che non si può dire" Il Giorno, Milano, teatro Litta.

(...) Andrea Castelli disegna un Mohr tormentato nella progressiva discesa agli inferi della sua anima; molto bravi anche tutti gli altri interpreti, giovani(...)
Paolo Bignamini - "La rosa bianca" di L. Groag, Sole24ore, Milano, Piccolo teatro Grassi.

nella foto sopra con Irene Villa

Tra gli spettacoli più visti della stagione “La Grande Prosa” a Bolzano, troviamo al primo posto “La rosa bianca” di Lillian Groag, regia di Carmelo Rifici, con Andrea Castelli e Irene Villa, che ha scosso le coscienze di 2.214 bolzanini;
Alto Adige, consuntivo della stagione.


(...) Credo che questo sia forse il punto più attuale toccato dallo spettacolo (peraltro perfettamente orchestrato, da un sempre bravissimo Carmelo Rifici e perfettamente interpretato da un favoloso Andrea Castelli che centra in pieno il personaggio del funzionario governativo che mira alla sopravvivenza) (...)
Anna Quinz,"La rosa bianca" di L. Groag, Franz Magazine - Bolzano teatro Studio.

È un bel titolo Sanguinare inchiostro e non perché è un’espressione efficace sul piano della comunicazione, ma perché condensa in due sole parole il senso profondo del testo di Andrea Castelli, che Carmelo Rifici ha messo in scena per il Teatro Stabile di Bolzano,(...) E accanto a queste ci sono le parole di grandi scrittori (Castelli cita Musil, Weber, Remarque) e le ricostruzioni storiche di entrambi i fronti per abbracciare con sguardo ampio e il più possibile lucido la storia di quel conflitto, osservandolo da diversi punti di vista. Rifici ne ha dato una lettura scenica rigorosa e asciutta.
Caterina Barone - Hystrio,"Sanguinare inchiostro" teatro Sociale, Trento.

Francesca Porrini ed Enrico Pittaluga in "Sanguinare inchiostro" - Monique foto

Castelli non pare nemmeno recitare una parte, ma si dimostra capace di essere quella parte: sul palco vediamo un uomo consumato dalla preoccupazione e dal dolore, un uomo al quale le parole rimangono spesso sospese nel tragitto tra il cuore e le labbra, che riesce ad invecchiare senza trucco, procurandosi addosso il peso di anni trascorsi nell’apprensione.
Claudia Gelmi - "Avevo un bel pallone rosso" Trentino, teatro Cuminetti, Trento.

...interprete della piéce Andrea Castelli il quale si sdoppia con grande bravura e sensibilità attoriale passando alternativamente dal ruolo del maestro Aristide, giunto a Sinigo negli anni Trenta, a quello del contadino Vittorio dal quale lo stesso troverà alloggio e conforto.
Patrizia Binco - "Sinigo, l'acqua ci correva dietro" di A. Rossi, Corriere della Sera, Bolzano, teatro Studio.

L’acqua ti corre dietro per tutto lo spettacolo, ma corre soprattutto per la straordinaria prova d’attore di Andrea Castelli.
Roberto Rinaldi -delteatro.it "Sinigo, l'acqua ci correva dietro" di A. Rossi, Bolzano, teatro Studio.

con Antonio Caldonazzi e Dante Borsetto, in "Da qui a là ci vuole trenta giorni" - foto Boldrin

Infine l'interpretazione di Andrea Castelli: davvero straordinaria, tale da strappare più volte applausi a scena aperta per l'intensità del suo dire, per la fluida e pacata disinvoltura con cui passa da un personaggio all'altro, per l'umanità degli occhi sgranati e delle mani sfarfallanti che aggiungono emozioni non dette al copione.
Umberto Gandini - Alto Adige - "Sinigo, l'acqua ci correva dietro" di A. Rossi, Bolzano, teatro Studio.

Andrea Castelli in stato di grazia interpreta questo monologo scritto con cura da Loperfido. Sdoppiato principalmente nel ruolo del padre e del figlio, disegna le due figure a tutto tondo, scavando le diverse personalità e sfumature interiori, modulando con grande padronanza espressiva le sfumature delle battute, i suoni delle parole che si rincorrono in un vortice di emozioni, di rabbia, di affetti e ricordi. Massimo Bertoldi - Alto Adige - "La scelta di Cesare" di P. Loperfido, Trento, teatro Cuminetti.

Giulio Federico Janni e Flora Sarrubbo in "La cucina" di A. Wesker, foto Le Pera

...in cui la nota di maestro è quella dei cammei regalati da Andrea Castelli, capace in fugaci apparizioni di riempire il palco e dare il senso compiuto alla scena con una sola parola o un gesto...
Katja Casagranda - Il Trentino - "La cucina" di Arnold Wesker.

In questa nuova produzione dello stabile bolzanino la grande comunicativa di Castelli, il suo piglio sicuro, deciso, dettato dalla professionalità e abilità interpretativa ha plasmato l’azione scenica di ogni singolo attore. Un gruppo coeso che ha dimostrato di saper esaltare le passioni umane servendole nella loro cruda verità.
Antonella Iozzo - Bluarte.it - "La cucina" di A. Wesker.


Marango, il burbero proprietario, interpretato da Andrea Castelli, con assoluta professionalità e bravura proprio nel finale ci regala una magnifica e intensa espressione di recitazione, lasciandoci con la domanda: “cosa altro c’è?”
Lunghi applausi per uno spettacolo di non facile presenza scenica, fuori dai soliti schemi, di grande ritmo e d’intense riflessioni, per un brillante insieme di attori con l’accurata e senz’altro determinata regia. 
Michele Luongo - viacialdini.it - "La cucina" di A. Wesker.

Alessandra Limetti Karoline Comarella e Clara Setti


E qui il parere di una collega attrice, Giovanna Rossi:
"Caro Andrea! Ieri ho incastrato la pomeridiana al Piccolo visto che sono a Milano a fare uno spettacolo. Volevo venire a salutarti ma avevate il dibattito e quindi sono scappata. Davvero tantissimi complimenti, lo spett mi è piaciuto tanto e tu sei STRAORDINARIO!! Davvero, te lo devo dire, dai un'umanità al tuo personaggio che rende il tutto intensissimo. Ti ho visto tante volte e sai che ho grande stima, ma ieri mi hai davvero toccato! Bravo Andrea! Felice x te. Giovanna". (La rosa bianca al Piccolo di Milano)

E poi c'è questa mail privata -dopo "Sanguinare inchiostro" allo Zandonai di Rovereto- che, alla luce di una certa critica trentona, mi dà i brividi ogni volta che la leggo:

"Buonasera, ti scrivo questo messaggio anche se magari non lo leggerai mai e sarò molto sincera....non amo il genere e quando ho saputo del tuo spettacolo non ho pensato di vederlo.....poi ho letto la recensione dell'Adige.....e non ha giocato a tuo favore. Stasera una mia amica mi ha convinta a venire a Rovereto per vederti (lei è una tua fan) e io non ho saputo dire di no. E la ringrazierò per sempre. Non ho visto uno spettacolo sulla guerra ma ho visto la guerra, l'ho sentita davvero e l'ho vissuta in tutti i suoi aspetti più importanti...e le parti comiche o meglio "grottesche" l'hanno resa ancora più drammatica e dura. Ci tenevo a fare i complimenti a te e a tutta la compagnia, magari non ti arriveranno ma a me premeva molto farti sapere le mie emozioni. Grazie.

Francesca Postinghel
(Morale: mai leggere le critiche de "L'Adige")

Tindaro Granata con Nicoletta

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