ciao andrea, ho appena visto il tuo spettacolo in dvd che ha acquistato un amico ad uno dei tuoi spettacoli... ne sono rimasto davvero entusiasta e ho colto, dietro la sottile autoironia, la perdita del nostro senso di appartenenza alla nostra terra (visione che condivido molto) te ne sei occupato magistralmente e ti volevo innanzi tutto fare i compliment..poi volevo un tuo commento circa un dubbio che ho: la chiave di lettura proposta da questa tua interpretazione sta nella perdita repentina degli usi e costumi della gente trentina, che era fatta prima di tutto di piccoli mestieri, di umiltà e lavoro e di un sogno (se si parla dei big della storia trentina quale battisti): condividere un destino Italiano e Comune, seppur nella nostra specificità. ed è in questo, secondo quanto si evince dallo spettacolo, che noi dobbiamo ritrovarci... ma io domando, non credi invece che la nostra crisi di identità sia dovuta proprio a questo? non credi che questa (la crisi) possa essersi scatenata proprio a seguito dell' ottocntesca concezione di nazionalità "apparteniamo al popolo italiano perchè noi parliamo italiano"? (concettoaffrontato esplicitamente da te sul palco di levico).. e se noi veramente non riuscissimo più a sentirci trentini proprio perchè, in nome della lingua che parliamo, abbiamo fatto delle scelte che ci hanno portato via tutto quello che essere trentini voleva dire?