L'intervista di Maria Cavagna.
PAROLE INCROCIATE:
INTERVISTA AD ANDREA CASTELLI E NICOLETTA GIRARDI
Sabato 21 e domenica 22 marzo 2009 – Parole incrociate a Bolzano, teatro “Cristallo.
Ultimo lavoro dell’attore trentino Andrea Castelli, sul palco questa volta assieme alla moglie Nicoletta. “Parole incrociate” è, infatti, un chiacchierare tra marito e moglie, che parlano di tutto e di niente come accade tra due persone che hanno condiviso la vita.
Andrea Castelli, attore, fin nelle pieghe più nascoste dell’anima.
Ho cominciato a recitare da piccolo nella compagnia di mio padre, Silvio Castelli, nel glorioso Club Armonia, gruppo di maggior successo in regione negli anni Sessanta-Settanta. Ho lavorato alla Rai regionale prima come annunciatore, poi come programmista- regista per tredici anni. Ma la mia strada era un'altra. Nel 1989 ho dato le dimissioni per dedicarmi completamente al teatro, iniziando “la stagione dei monologhi” come attore professionista.
Nel 1975 nasce una “squadra speciale”: Il gruppo teatrale "I Spiazaroi". Realtà che le sta a cuore molto, moltissimo.
Nel nostro piccolo è stata un'esperienza entusiasmante. Allora sì che facemmo della vera e propria avanguardia, per il teatro dialettale regionale che era impantanato nelle macchiette. Ed il terreno era vergine, nel senso che fummo i primi sul territorio a cercare un'altra strada. “Squadra speciale” mi piace: eravamo una task force della provocazione trentina. Tra i primi a capirlo ci fu la Filodrammatica di Laives che ci chiamò di stagione in stagione a fare tutti i nostri spettacoli...
Perché questo nome?
"I Spiazaroi" deriva da "spiaz": cortile, piazzale. La mia generazione è cresciuta selvaggia nei cortili degli anni sessanta. Allora ci sentivamo un po' Davy Crockett, un po' Robin Hood. Spiazaroi insomma vuol dire monelli e monelli fummo per le continue provocazioni al mondo folkloristico dialettale.
Qualcuno ha scritto che tutto questo è niente se paragonato ai teppisti di oggi, i spiazaroi sono simpatici, non delinquenti.
Una vita sul palcoscenico. I “monologhi” perché?
Perché qualsiasi cosa se ne dica (mi sono preso anche dell'esibizionista, per la mia stagione di monologhi) è una delle forme più antiche di teatro. La narrazione inoltre ha profonde radici nella tradizione popolare, basti pensare ai filò nelle stalle, tanto per dirne una. Raccontare una storia ed avvincere un pubblico è una delle cose più belle e difficili.
In “1950” ad esempio ho sfruttato tutto l'archivio famigliare di storie ed aneddoti, al punto che a volte riuscivo a commuovermi da solo...
Ed ora: “Parole incrociate”, non più monologo, ma dialogo. Come è maturata questa scelta?
Per cambiare e soprattutto per sfruttare l'umorismo di mia moglie Nicoletta. A casa mi fa ridere sempre, e allora mi sono detto: facciamo un dialogo spiritoso. Lei ha recitato sempre con “I Spiazaroi” ma è bravissima a recitare se stessa, cosa non facile su un palcoscenico.
Nicoletta, dopo trent’anni di matrimonio si parla di tutto. Se ci si ama….
Una vita insieme aiuta a capirsi al volo, anche quando si litiga. L'importante, come ci diciamo nello spettacolo, è avere sempre qualcosa da dirsi. Sembra un gioco di parole, no? Andrea alle prove, rigidissime, mi ha aiutato nel doppio passaggio: da me stessa, al palco (dove tenderesti a mutare sembianze) per tornare di nuovo a me stessa. Dopo la prima settimana di prove, la cosa ha cominciato a funzionare... e io a crederci.
Parole, silenzi, ricordi. Una vacanza che aiuta a pensare?
Noi le vacanze (è Nicoletta che risponde) le abbiamo sempre usate per riposare e riflettere, tirare le somme e poi progettare... Andrea quand'è in vacanza continua a parlare, non so cosa gli succede, ma continua. Non si ferma mai. Commenta tutto quello che vede, dal panorama, al clima... tutto. Mi fa ridere e lo prendo in giro. Si vede che fermarsi gli ricarica le batterie. E anche in “Parole incrociate” lui adotta questa tecnica. Raccontiamo cose vere, che ci sono capitate sul serio...
Il successo è dovuto anche e forse principalmente perché avete portato in scena la quotidianità della vita?
Quando sulla scena ci si riconosce in situazioni e pensieri, allora scatta la complicità. Spontaneità e naturalezza. Sono le cose più difficili da portare sul palco: Andrea dice sempre che è più facile fare salti mortali sul palcoscenico che imitare se stessi.
Riflessioni su tutto. Per esempio…?
La scuola, la moda, i giornali, le tasse, gli idraulici, le vacanze, lo stare insieme... tutto. E quello che tanti non credono è che tutto quello che raccontiamo è vero. Ci è successo. C'è solo qualche orpello in più...
Dal Trentino al mondo, o dal mondo al Trentino?
La prima. Per i miei spettacoli in dialetto ho sempre detto “dal dialetto al teatro” per esempio e non viceversa. Dobbiamo buttare fuori e non chiuderci dentro. A volte sono scambiato per uno studioso di dialetto, ma non è vero e non mi interessa. Uso il dialetto come lingua teatrale, lo contamino e lo piego ai miei intenti. Tutti devono capire quello che racconto. Non mi interessa sapere che in dialetto si dice così anziché colà (ho sempre schiere di specialisti a correggermi) ma se per il linguaggio teatrale devo tradire il dialetto lo faccio con sommo piacere. Proprio perché io lavoro per il teatro, non per il dialetto.
Nicoletta e Andrea, due vite incrociate, trovano facilmente la risposta alle “parole incrociate”?
Due vite incrociate sono molto più ricche e non ci sono caselle bastanti a raccontarle. Comunque diciamo che tutto aiuta. Anche sul palco ci aiutiamo, come nella vita.
Un messaggio per i giovani di oggi, per le coppie di oggi?
(andrea) Per carità. Ho sempre odiato fare le prediche o la morale. Preferisco che ognuno si prenda la parte che più gli interessa e ci pensi su. O che ne sorrida e basta. In fondo anche riderci su è una sorta di giudizio che alla lunga può far riflettere.
(nicoletta) Vivere insieme per me vuol dire “fare le cose insieme” allora hai anche un terreno comune sul quale crescere. Ma, insomma, è facile da dire...
foto Panato