News
mer 29 set 2021
La cicala

Racconto di ottobre.

C’era una cicala in agosto sull’albero di fronte alla finestra di cucina.
Friniva a più non posso, monotona. L’ho battezzata Tullia perché non sapevo cosa fare... Non cambiava mai repertorio, sapeva solo quella e andava a memoria, sempre uguale anche quando la cantava all’incontrario. E brava Tullia, le ho detto un giorno. Sai che nella miriade di esempi edificanti di cui ci hanno imbottito la zucca fin da piccoli non ne esci bene?
Datti da fare, altrimenti fai la figura della fannullona. Come, domandi? E che ne so: vai a fare la spesa, procurati la legna per l’inverno… quelle cose da insetto previdente, insomma.
No, eh? Il signor Esopo, mai sentito? E La Fontaine, nemmeno?
Beh, quest’ultimo copiava. Comunque ci raccontano che tu a differenza della formica, mica pensi al tuo futuro. Canti tutto il giorno neanche fossi a “X” Factor senza la Maionchi che bercia parolacce.
La formica invece ha studiato da ragioniera. Zitta zitta lavora lungimirante, sussiegosa e prodiga. Tiene un quadernino coi conti... dare e avere... Che noia, dici? Sarà, ma nemmeno la tua canzone è da “hit parade” sia ben chiaro. Esopo racconta che quando viene l’inverno tu vai dalla formica a chiederle un boccone.
E lei maligna, lei che lavora a un fondo d'investimento, ti domanda “Che hai fatto quest’estate?” (lo sa benissimo perché sono pettegole le formiche, ma è una domanda trabocchetto) e tu rispondi orgogliosa “Ho cantato!”.
“Ah, ma davvero?” sibila la formica “Allora adesso balla!” e ti sbatte l’uscio in faccia.
Bastarda, dici?
Può darsi. Certo è che non apprezza le tue arie da opera, la formica. L'arte imbarazza le formiche.
Forse hai ragione: brutti tempi per gli artisti. Non frega niente a nessuno dei teatranti. A meno che tu non vada in chiesa a cantare inni. Allora lì si può. Nessun comunicato ufficiale limita l’accesso… Come che c’entra?
E’ che gli artisti danno fastidio, gli intellettuali fanno paura al potere. Allora le pecorelle in chiesa vanno bene, ma i saltimbanchi si devono ostacolare con ogni mezzo. Poi in questi anni, va detto, voi cicale avete preso per le palle i potenti in maniera esagerata. Datevi una calmata.
E’ vero, almeno voi cicale non fate la fila sulle piastrelle della cucina e su e su per la credenza mirando al succulento barattolo del miele. Il potere, la ricchezza… Te ne devo dare atto.
Al contrario le formiche avanti e indietro a battaglioni, ne fai fuori una fila e altre mille ne vengono all’assalto zampettando. Uno sfinimento. La formica sarà anche previdente, dice la Tullia, ma quanti pensieri deve avere: secondo me non dorme la notte.
E corri a portare i frugoletti a scuola, e vai a prenderli, e accompagnali in palestra, la scherma, la piscina, e i compiti…
Ci sono professori stolti che danno ancora i compiti a casa!
E poi la casa e l’affitto, e il mutuo, le provviste, l’acqua, la luce, il gas, il dentista e il bollo della macchina, la banca che non sa più cosa inventare per lucrare su quei due soldi che hai messo via, cravattari… Ne vale poi la pena?
La cicala se ne impippa e canta. Non so che dirti. La tua stagione dei concerti è breve, dici, ma ricca di soddisfazioni? La formica ragioniera deve far tornare i conti e di questi tempi, davvero, sono grattacapi seri. Hai sentito di quel formicaio il cui Gran Maestro tesoriere pagava l’affitto dell'attico in nero ad un suo amico che girava con lo yacht da quaranta metri? Roba da brividi. Mi insinui, cara Tullia, la nobile arte del dubbio che va a sondare l’insidioso terreno dove sorge quella altrettanto nobile dell’ozio. E l’ozio è il padre dei vizi. Che fai ridi? Il riso abbonda sulle labbra degli stolti, sappilo. Ne so un mucchio di queste belle frasi. Ne vuoi ancora? Qui una volta era tutta campagna, non ci sono più le stagioni di una volta… e canta che ti passa.

© www.sportrentino.it - strumenti per i siti sportivi - pagina creata in 0,033 sec.

Social