L'alpin che torna dala guera
(Parlamento de Ruzante che jera tornà de campo)
El Faìna (Bilora)
Da Angelo Beolco detto "il Ruzante" (1500 ca. 1542). Una produzione del Teatro Stabile di Bolzano e del Centro Servizi Culturali S. Chiara di Trento.
Ruzante è forse il più grande scrittore di teatro del rinascimento italiano. La sua capacità di trattare in chiave tragicomica temi essenziali per la vita dell'uomo come la fame, la guerra, l'amore e il sesso, ne fa un autore unico per la sua efficacia comunicativa autenticamente popolare. Il primo dei due dialoghi che qui presentiamo è un potente scorcio demistificatorio e antiretorico della realtà della guerra, il secondo è considerato, per l'eccezionalità scabra delle battute, l'assoluta funzionalità dei dialoghi e la per fetta individuazione psicologica dei personaggi, l'esempio più rappresentativo del suo teatro.
Ma allora perché, dopo il grande successo detla sua epoca, Ruzante è caduto nell'oblio per due secoli e mezzo, fino a quando Maurice Sand, figlio della famosa scrittrice George, lo riportò alla luce nella seconda metà dell'800? E perché anche dopo la riscoperta è stato più apprezzato dai letterati che dal pubblico? Come scrive il maggior studioso ruzantiano, Ludovico Zorzi: "(...) l'ostacolo maggiore, come per altri autori del teatro veneto cinquecentesco, rimase la naturale difficoltà di lettura dei dialetti rustici (...)".
Dalla constatazione di questa oggettiva e concreta difficoltà di comprensione linguistica, oggi ulteriormente accentuata, sono partito nel progettare una versione del suo teatro in un dialetto vivo e usato normalmente nella quotidianità. Ho scelto il trentino perché è il dialetto più parlato della nostra regione, perché è il mio dialetto, e, soprattutto, perché mi sembra abbia le caratteristiche fonetiche e lessicali necessarie per essere all'altezza dell'originale pavano dal punto di vista della forza espressiva.
Per questo ho chiesto ad Andrea Castelli, che conosco e stimo da sempre e che ho imparato ad apprezzare ancor più nel corso della lavorazione dello spettacolo di Loperfido sulla tragedia del Cermis, di "tradurre" i due capolavori di Angelo Beolco detto il Ruzante. Ne è uscito un testo fortemente caratterizzato, in cui la fisicità della parola ruzantiana non è tradita, ma semmai esaltata dalla maggiore e immediata comprensione del dialetto vivo.
Questo spettacolo si inserisce a pieno titolo nel progetto di verifica della possibilità di ricostruire una dimensione popolare del teatro che sto promuovendo in queste stagioni con un repertorio che, accanto ai testi di Ruzante, Feydeau, Goldoni e Shakespeare, ha visto esordire con grande successo nelle scorse settimane una novità scritta e diretta da Ferruccio Cainero su nostra commissione:
"La scommessa", commedia in cui l'attenzione all'identità linguistica del territorio era esaltata dalla compresenza sulla scena di italiano, tedesco, dialetto tirolese e trentino.
In questa ricerca di creazione di una drammaturgia legata al territorio, che non significa localismo ma contributo alla formazione di un'identità culturale, ho trovato sensibilità e attenzione nei responsabili del Centro Servizi Culturali Santa Chiara di Trento, che hanno aderito con entusiasmo al progetto rafforzando ulteriormente la tradizione di collaborazione tra le due istituzioni teatrali più importanti della nostra regione.
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Traduzione e adattamento
in dialetto trentino
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Andrea Castelli
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Data della prima
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15 aprile 2004
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Stagione
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2004
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Repliche
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29, possibile ripresa
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Copione
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46 pagine |
Attori |
Andrea Castelli, Antonio Caldonazzi, Giovanni Vettorazzo, Susanna Gabos, Licia Miorando |
Regia |
Marco Bernardi |
Scene e costum |
Roberto Banci |
Luci |
Andrea Travaglia
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Musiche |
Dante Borsetto |
Audio |
Giuseppe Zappini con la partecipazione del Coro Castel Pergine e del Coro Laurino
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Rammentatrice e sarta |
Nicoletta Girardi |
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